martedì 5 giugno 2007

Chinese Asylums 35. Effetto radiazioni “cinesi”... ...demenze galoppanti... ...ogni giorno peggio anche in Italiozia...

Chinese Asylums 35. Effetto radiazioni “cinesi”...
...demenze galoppanti...
...ogni giorno peggio anche in Italiozia...

by Georg Rukacs


"Napolitano è il capo delle Forze Armate, c'é una situazione di emergenza democratica e il presidente della Repubblica, che io personalmente stimo, ha i mezzi e deve, secondo me, intervenire in una situazione come questa". Così Silvio Berlusconi, da Lucca, torna ad invitare il capo dello Stato a intervenire in quella che il presidente di Forza Italia definisce una "situazione drammatica".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_2123930776.html

"Parole Visco inaccettabili". Il Cavaliere punta il dito contro il viceministro dell'Economia. "Visco afferma, contro le prove scritte delle lettere da lui firmate, che il generale Speciale ha mentito, e questa cosa è inaccettabile da parte di un membro del governo - osserva Berlusconi - così come è inaccettabile che quello stesso generale sia stato poi proposto per un incarico di prestigio alla Corte dei Conti. Si tratta di cose che in una democrazia con pesi e contrappesi farebbero cadere qualsiasi governo".
"Prodi, un suicidio per la sinistra". Ce n'è anche per il presidente del Consiglio, che "se rimane lì, porta al suicidio l'intera sinistra italiana. Auguri" dice Berlusconi, aggiungendo che "l'Italia oggi non è più un Paese rispettato sul piano internazionale, ha perso i contatti con i suoi più importanti alleati, non fa nulla per approfittare della ripresa dell'economia europea. Un Paese governato da chi non ha vinto le elezioni, da chi non sa governare perché diviso in due inconciliabili fazioni. Credo che così non si può andare avanti".
La nuova P2. Il leader di Forza Italia si sofferma anche a commentare l'articolo pubblicato da Repubblica in un cui si paventa il rischio di una nuova P2 in Italia. "Sono bravissimi - dice - nel coprire le situazioni a loro sfavore con l'invenzione di favole. Quella della nuova P2 è un caso di scuola di come i signori della sinistra e i loro giornali non sono cambiati".
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/polemica-gdf/berlusconi-sciopero/berlusconi-sciopero.html


05 giugno 2007
Il Cavaliere su Napolitano: «Deve intervenire sul caso Visco»
«Sciopero fiscale se non si va al voto»
Berlusconi evoca la piazza e poi fa retromarcia: «Non tirare la corda». Insorge mezza Unione. Di Pietro: «Gesto eversivo»
LUCCA - Mentre l'Unione si prepara ad affrontare mercoledì il dibattito in Senato sulla vicenda Visco-Guardia di Finanza, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Lucca per la campagna elettorale, minaccia «di scendere in piazza» o di organizzare uno «sciopero fiscale» se non saranno ascoltate le ragioni dell'opposizione ed in particolare se non si andrà presto al voto o, in caso contrario, se non vi sia un governo anche formato dalla stessa maggioranza attuale ma che abbia come unico obiettivo la riforma della legge elettorale.
LE REAZIONI DEL GOVERNO - L'uscita del Cavaliere ha molto irritato gli esponenti del governo. «Parlare di sciopero fiscale è inquietante» commenta il ministro dell'ambiente e presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. «Berlusconi dimostra di non avere assolutamente rispetto per le istituzioni - rincara la dose il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, leader dell'italia dei Valori - e rischia di trasferire la protesta politica su un piano criminale. Il suo è un gesto irresponsabile, che merita ogni censura politica. Un gesto che rasenta l'eversione ai danni dell'ordinamento democratico».
IL DIETROFRONT - E' stato però lo stesso Cavaliere, in un secondo tempo, a rettificare il senso delle sue parole: «Non faremo scioperi, non ricorreremo alle manifestazioni di piazza, ma allo stesso tempo dico che non bisogna esagerare, che non si deve assolutamente tirare la corda».In mattinata era stato molto meno diplomatico. «Dobbiamo - ha detto Berlusconi - chiedere di andare al voto e se ce lo impediscono una volta tanto dobbiamo essere duri e andare in piazza per ottenere le elezioni».
«NUOVO GOVERNO SENZA CDL» - L'ex premier ne aveva parlato con i giornalisti: «Vogliono portarci a far scendere in piazza milioni di persone? Vogliono che arriviamo allo sciopero fiscale? E allora diano uno sguardo alla situazione e traggano le conseguenze». Il leader di Forza Italia ha però precisato che nell'ipotesi di un nuovo esecutivo che traghetti il Paese verso nuove elezioni, questo non potrà contare sulla partecipazione di esponenti della Cdl: «La nostra gente non ci permetterebbe di stare al governo - ha spiegato - con chi ancora fonda il suo agire in politica in una ideologia che la storia ha condannato».
QUIRINALE E SENATORI A VITA - Berlusconi era poi tornato a tirare in ballo il Quirinale sulla vicenda Visco-Gdf: «Il presidente della Repubblica è il capo delle Forze armate. C’è una situazione di emergenza democratica e il presidente della Repubblica, che io personalmente stimo, ha assolutamente i mezzi per intervenire. Anzi, deve intervenire in una situazione come questa - ha aggiunto Berlusconi - per lo meno ingiungendo a questa maggioranza di essere veramente una maggioranza. Oggi ancora non siamo riusciti a ricontare le schede elettorali, e io vi dico: non hanno vinto loro». E pensando al voto in aula di mercoledì il Cavaliere sottolinea: «Vedremo se i senatori a vita avranno il coraggio di non staccare la spina a questo governo, vedremo se i senatori all'estero si schiereranno. Voglio ricordare che i senatori all'estero non pagano le tasse...».
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/05/berlusconi_sciopero_fiscale.html


«SE CADIAMO, ELEZIONI» - Resta ora da vedere se la maggioranza resterà compatta nel respingere gli affondi di una Cdl più agguerrita che mai. L'eventualità di una caduta del governo era stata affrontata anche dal vicepremier Massimo D'Alema che in un'intervista all'Unità aveva sottolineato come, qualora il governo Prodi dovesse non avere i numeri, la sola possibile soluzione sarebbe il ritorno alle urne. Per il ministro degli Esteri non è possibile immaginare una soluzione alternativa al voto anticipato anche se, precisa D'Alema, «con questa legge elettorale sarebbe un danno grave per il Paese». Il presidente diessino si dice convinto che il governo possa «sviluppare la sua azione e trarre i risultati anche da scelte che certamente all'inizio sono state abbastanza complesse». Ma quello che è certo, secondo l'esponente della Quercia, è che «il governo può fare la legislatura, nel senso che se cade questo governo mi pare che la probabilità maggiore è che si vada alle elezioni».
«DISEGNO DESTABILIZZANTE» - Le parole di D'Alema vengono sono probabilmente anche un tentativo di mettere le mani avanti nei confronti del resto della maggioranza in un momento difficile per la sopravvivenza dell'esecutivo. Il presidente dei Ds considera la vicenda un'iniziativa «a scopo scandalistico e di destabilizzazione, in coincidenza con un disegno per metter in difficoltà il governo». Secondo D'Alema, «il generale Speciale si è prestato a montare una vicenda che risale a un anno fa».
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/06_Giugno/05/alema_mastella_governo.shtml


E' stato elaborato dall’ammiraglio Bruno Branciforte
Via a un piano di riorganizzazione del Sismi
L’attuazione del provvedimento è già in corso e riguarda «gli avvicendamenti di personale ritenuti necessari»
ROMA - Il direttore del Sismi, l’ammiraglio Bruno Branciforte, ha elaborato un "progetto di rimodulazione organizzativa" del Servizio e lo ha proposto al ministro della Difesa Arturo Parisi, che lo ha "integralmente approvato". E’ quanto ha riferito lo stesso servizio segreto militare. Il Sismi spiega che l’attuazione del provvedimento è attualmente in corso e riguarda «gli avvicendamenti di personale ritenuti necessari».
LA NOTA - «In relazione al contenuto di alcuni recenti articoli di stampa, si precisa che il direttore del Sismi - sottolinea una nota del Servizio segreto militare - senza alcun "vincolo politico" ed in totale autonomia, ha elaborato e proposto al ministro della Difesa, dal quale gerarchicamente dipende, un progetto di rimodulazione organizzativa del Servizio integralmente approvato, rimodulazione improntata a criteri di efficienza, economicità, e rispondenza al perseguimento degli obiettivi istituzionali».
05 giugno 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/05/sismi_piano.shtml


È UNA RESA DI CONTI DEL CENTROSINISTRA CHE PARTE DALLE SCALATE “ROSSE”
E CHI LAVORÒ PER FAR AFFOSSARE LA SCALATA UNIPOL ALLA BNL? RUTELLI E PARISI
SPECIALE SI È MACCHIATO DI COLPE GRAVI, PERCHÉ AFFIDARGLI QUESTO INCARICO?

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”
Qualche giorno fa in Transatlantico, in attesa che iniziasse la seduta, il presidente della Camera sospirò: «Mi piacerebbe esser libero di dire ciò che penso». Poi venne inghiottito dai lavori dell'Aula. Il caso Visco era appena scoppiato. La terza carica dello Stato non poteva esporsi, non poteva spiegare pubblicamente ciò che aveva confidato ai suoi.
Bertinotti era rammaricato per «il modo pessimo» in cui palazzo Chigi stava gestendo la vicenda, perché «all'esterno si dà l'idea di voler nascondere qualcosa», e «l'immagine del governo ne esce a pezzi»: «No, non si può andare avanti così», aveva concluso sconsolato. Ecco cosa si celava dietro la frase con la quale ieri il presidente della Camera ha ipotizzato «pesanti ricadute politiche» per lo scontro tra il viceministro dell'Economia e l'ex comandante delle Fiamme Gialle, Speciale. Ma se è vero che la vicenda sta tracimando nel conflitto istituzionale, sta destabilizzando l'Unione e rischia addirittura di minare la tenuta dell'esecutivo, resta da capire il motivo di una battaglia che non ha precedenti.
Come un moderno Virgilio, Cossiga accompagna per i sentieri lastricati della vicenda. Non è facile decrittare le parole del presidente emerito della Repubblica, ma è chiaro quando avvisa che le ruggini tra Visco e Speciale vanno cercate molto indietro nel tempo: «Bisognerebbe chiederlo a Spaziante, che oggi è vicesegretario generale del Cesis, e che è stato il comandante della Guardia di Finanza in Lombardia, prima di tornare a Roma».
Ad essere ancor più esplicito è il segretario del Pri: «La ruggine tra il viceministro e il generale delle Fiamme Gialle risale al 1998, quando ci fu la scalata a Telecom dei "capitani coraggiosi"». Altro non aggiunge Nucara, che però si lascia andare a una previsione: «Non credo che su un tema così delicato i senatori a vita, e tra questi Ciampi, voteranno dopo il dibattito a palazzo Madama».
Nucara un po' ci prende, perché Cossiga fa sapere che, «siccome sento arrivare un malessere, credo non andrò a votare al Senato: ma al momento debito chiederò che vengano rese pubbliche le intercettazioni telefoniche su Unipol che mi riguardano, perché io mi onoro di avere per amico il compagno Consorte». Telecom e Unipol. Sono questi gli indizi lasciati cadere, e ai quali Nucara aggiunge un ragionamento sull'offerta fatta dal governo Prodi a Speciale: «Gli avevano proposto di andare alla Corte dei conti, che ha un ruolo di magistratura giudicante su atti amministrativi. Ma se Speciale si è macchiato di colpe gravi, perché affidargli questo incarico? Forse perché sa troppe cose?».
Gli interrogativi resterebbero inevasi, insieme a un'altra domanda: per quale motivo Visco aveva chiesto il trasferimento da Milano dei quattro ufficiali delle Fiamme Gialle, questione che è all'origine della vicenda? Anche stavolta è Cossiga a fornire una risposta. Dapprima con fare scherzoso: «Perché i quattro avevano infierito su Mediaset e Fininvest nelle indagini, e Visco — che è uomo retto — voleva dire basta a questa persecuzione».
Poi il tono di voce muta: «Avanti... È chiaro. È in corso un regolamento di conti nel centrosinistra che parte da lontano e arriva fino al caso Unipol. E chi lavorò per far affossare la scalata Unipol alla Bnl? La Margherita, con Rutelli e Parisi». È noto che Rutelli — da quando è scoppiato il putiferio — non ha aperto bocca, mentre lo stato maggiore dei Ds si aspettava un sostegno a difesa del suo viceministro. Ed è altrettanto noto che Parisi aveva rotto la linea di difesa del governo, anticipando che il caso sarebbe rimasto «aperto», e lasciando poi trapelare il suo «imbarazzo» per la gestione del caso.
«Ripeto, quando arriverà il momento io chiederò che le intercettazioni a mio carico siano rese pubbliche». Il fatto che Cossiga insista sulle intercettazioni impone che anche questo dato venga inserito nel rebus. D'altronde la vulgata di Palazzo fa risalire al caso Unipol i motivi di ruggine tra Visco e Speciale, «è ormai un segreto di Pulcinella», sostiene il democratico Bordon: «E come si dice in questi casi, voglio credere che Visco dimostrerà l'assoluta infondatezza delle voci. Di voci, poi, ne circolano tante: pare che da mesi il viceministro e Speciale non si rivolgessero più nemmeno la parola». Bordon ritiene che il governo non cadrà domani al Senato, e così la pensano anche nella Cdl. Ma Bordon — cosi come i leader del Polo — è altresì convinto che il caso non si chiuderà domani: «Se l'ex comandante della Gdf ha deciso di non rivolgersi al Tar, allora vuol dire che non è finita qui. Non vedo uno come Speciale che si ferma improvvisamente».
Ancora molte cose non tornano. Anche nel centrodestra. Da esperto conoscitore della vicenda, Virgilio-Cossiga solleva il velo su un altro interrogativo. Chi volle Speciale al comando delle Fiamme Gialle, ai tempi del governo Berlusconi? La risposta dell'ex capo dello Stato è: «Tremonti. Perché Speciale a Martino non piaceva, e viceversa. Fu l'allora ministro dell'Economia a imporlo, infatti il titolare della Difesa, quando arrivò il momento di nominare il capo di Stato maggiore dell'Esercito, non prese nemmeno in considerazione il curriculum di Speciale».
Ma contro Speciale «si muovevano nella Guardia di Finanza correnti a lui contrarie». Ad affermarlo è Rotondi, che da giorni esterna a difesa di Visco, e che sostiene di avere le prove di quanto dice: «Mesi fa mi venne chiesto di presentare un'interrogazione parlamentare contro Speciale». L'esponente diccì di centrodestra non fa nomi, si limita a dire che «erano uomini delle Fiamme Gialle di medio livello»: «Asserivano che doveva esserci una rotazione ai vertici della Gdf, rotazione che Tremonti aveva ritardato e che Visco continuava a rimandare.
L'interrogazione che loro auspicavano doveva partire proprio dal caso dei mancati trasferimenti da Milano e concludersi con la richiesta di notizie su quando ci sarebbe stato l'avvicendamento al comando delle Fiamme Gialle. Ma siccome io non conoscevo bene questi signori e non conoscevo per nulla Speciale, non feci l'interrogazione».
Rotondi sostiene che «quel colloquio mi è tornato in mente quando è scoppiato il caso Visco»: «Dall'impegno con cui Tremonti ha difeso Speciale, desumo che ne abbia grande stima. Da come si sono comportati il viceministro e il generale, si capisce che i due non hanno detto tutto. Se ho preso le difese di Visco è perché non posso pensare che lui — avendo cattivi rapporti con Speciale — gli abbia poi chiesto di cambiare quei quattro a Milano. In quel caso, gli andrebbe dato il tapiro d'oro».
Dagospia 05 Giugno 2007
http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_32207.html

DE BENEDETTI SPIATO – TROVATO NEL COMPUTER DI UN EX AGENTE CIA UN MAXIDOSSIER SU CDB E I SUOI PRINCIPALI COLLABORATORI – I NUOVI SVILUPPI DELL’INCHIESTA PIRELLI-TELECOM: I FASCICOLI PROIBITI TUTTORA NASCOSTI POTREBBERO ESSERE ANCORA MOLTI…
Paolo Biondani e Biagio Marsiglia per il “Corriere della Sera”

Un maxidossier illegale contro Carlo De Benedetti e tutti i suoi principali manager e collaboratori è stato sequestrato dai pm milanesi che indagano sulla centrale di spionaggio gestita dal 1997 al 2006 dai responsabili della sicurezza di Pirelli e Telecom.
La dettagliatissima investigazione clandestina, che i magistrati definiscono «pacificamente illecita», era custodita nel computer di un ex agente della Cia, l'italoamericano Giampaolo Spinelli, che dal 20 marzo scorso è inseguito da un mandato di cattura europeo come presunto «organizzatore e promotore» dell'associazione per delinquere, materialmente diretta da Giuliano Tavaroli (Pirelli-Telecom), Marco Mancini (Sismi) ed Emanuele Cipriani (investigatore massone della Polis d'Istinto, ora «pentito a metà»).
Il maxi-dossier contro De Benedetti ha un'intestazione (A - Sasib/Cir) che fa sospettare che possa essere solo il primo di un elenco alfabetico di fascicoli proibiti tuttora nascosti. I contenuti, scrivono i magistrati, sono «pacificamente tratti da banche dati riservate a pubblici ufficiali».
Non solo «normali» notizie segrete, come i «precedenti penali» e i «dati dell'anagrafe tributaria», che gli investigatori finanziati da Pirelli e Telecom hanno ottenuto, in questo caso, corrompendo militari corrotti della Guardia di finanza di Novara (gli stessi che avevano spiato il vicedirettore del Corriere, Massimo Mucchetti e il governatore del Lazio, Piero Marrazzo).
Ma anche informazioni su indagini in corso della polizia giudiziaria, con anticipazioni sulla possibilità o meno che portino a «denunce alla magistratura». E perfino dati, come gli «allacciamenti all'Enel», spiegabili solo con la volontà di localizzare fisicamente la presenza e gli spostamenti dell'editore di Repubblica e dell'Espresso, il settimanale che per primo, già nel dicembre 2004, denunciò gli spioni di Telecom.
Lo stesso sequestro del maxidossier è una vera e propria spy-story. Il primo a parlarne era stato Marco Bernardini, l'investigatore privato che nel 2006 ha evitato l'arresto collaborando all'inchiesta. Ex agente del Sisde, Bernardini era il socio italiano della «Global» di Spinelli. Per mesi l'esistenza del dossier contro De Benedetti sembrava suffragata solo dalle sue parole, arricchite da una pista: «Spinelli mi disse che dopo aver ricevuto un'email da Ghioni, trovò il suo computer vuoto».
Fabio Ghioni è il tecnico Telecom che ha ormai confessato l'attacco informatico contro manager Rcs e giornalisti del “Corriere”. L'inchiesta era ormai emersa, per cui l'ex agente Cia pensò a un analogo raid informatico di Ghioni «per cancellare le tracce dei loro rapporti». Ghioni aveva replicato con una versione spassosa: «Nessun attacco. Spinelli mi aveva mandato il suo disco fisso da riparare. Però è possibile che io ne abbia conservato una copia e che questa mi sia stata sequestrata».
Ora i carabinieri di Milano hanno fatto centro, recuperando nella marea di files sequestrati a Ghioni un dvd che contiene proprio l'archivio segreto di Spinelli. Compreso il maxidossier su De Benedetti. Che ora compare tra le accuse che, sabato mattina, hanno riportato in carcere un carabiniere, Edoardo Dionisi, e un ex finanziere di Novara, Diego Tega, accusati di aver fornito alla Pirelli, dal 2005 al 2006, fascicoli riservatissimi del Sisde, comprati con tangenti intascate da agenti segreti dell'antiterrorismo non ancora smascherati.
Dagospia 05 Giugno 2007
http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_32196.html