martedì 8 maggio 2007

MaximaImmoralia. Danzica, 1937. Anna, Giacobbe. Che brutta storia! 08.05.2007

MaximaImmoralia. Danzica, 1937. Anna, Giacobbe. Che brutta storia! 08.05.2007
by Georg Rukacs

Giacobbe veniva da est, dove era stato professore o insegnante di qualcosa. A Danzica, s’era messo a fare l’orologiaio. Intanto frequentava dei corsi serali di tedesco. Enigmatico ma senza grandi segreti e tanto meno con traffici pericolosi o sospetti. Faceva una vita ritirata e regolare, del tutto solitaria lì, per quello che si poteva vedere, forse in attesa di andarsene ancora altrove.

Anna la aveva vista lì, ai corsi di tedesco. L’insegnante di tedesco era un ex-comunista che s’era spostato ad est ma senza intenzione di raggiungere le Russie. Forse pensava alle Americe od alla Scandinavia o prossimità. Così era arrivato fino a quei mari. Intanto tirava su qualche soldo insegnando tedesco. L’ambiente, sia in giro che a scuola, era un ambiente cosmopolita mescolato con nativi di altre zone della Polonia. Era o sembrava pieno di agenti, od imboccati da agenti, polacchi, tedeschi, russi, inglesi, francesi, nordamericani ed altri che sembrava passassero la vita far domande su tutto e su tutti. Anna, cattolica, ungherese, ma ormai da molto tempo lì, lavorava da tempo in un asilo pubblico ed era una precaria che stava proprio allora per essere stabilizzata con formale assunzione. Dall’aria socievole ed alla mano, parlava sempre con tutti. Anche per strada, salutava sempre tutti e scambiava qualche battuta con tutti. Scavando scavando, era tutta piena di stereotipi e idiosincrasie, usciva da un breve matrimonio senza figli da cui si era sentita devastata pur senza in realtà grandi veri drammi matrimoniali, s’identificava sempre col potere, spesso la vedevi con “amiche” che piangeva, od a caccia di ragazzotti che poi sparivano senza averle dato troppa corda, viveva con tre cani che s’accudiva, frequentava “amiche” forse solo per dire che si sedeva in una cremeria il sabato sera.

Anna era una, non la sola, che faceva a Giacobbe valanghe di domande ossessive e non era mai soddisfatta delle risposte. Sebbene, invero, Giacobbe fosse apparentemente piuttosto evasivo. Tuttavia, avesse pure raccontato i dettagli della propria vita, Anna non lo sarebbe stato davvero a sentire, ne avrebbe creduto alle sue risposte. Era una, non l’unica, fatta così. Tutte e tutti sembravano come imboccati a fare sempre le solite domande. Cosa fai? Da dove vieni? Dove vuoi andare? Hai famiglia? Chi frequenti? Perché sei qui? Perché studi il tedesco? Non era interesse. Era ossessione endogena ed indotta, forse più indotta che endogena.

Non so se Giacobbe fosse davvero inseguito dal suo governo o Stato d’origine. Di certo, con promozione e protezione di polizie locali cominciarono a succedergli cose strane. Come quando qualche entità superiore si getti su uno per distruggerlo o farlo suo. Aveva affittato una stanza giusta per le sue esigenze del momento e non troppo dispendiosa per le sue finanze al momento modeste. Qualcuno andò a parlare con l’affittuaria e Giacobbe fu sotto attacco. Ormai da qualche tempo, non era la prima volta che gli succedeva. Gli battevano sulla porta della stanza, soprattutto quando nella stanza era buio e verosimilmente dormiva. Gli battevano pure sui muri e da sopra. Giacobbe era in una stanza all’ultimo piano. Sopra c’era un sottotetto mai usato se non come progressivo deposito di cose varie in disuso. La padrona di casa, con familiari e conoscenti che s’erano prestati alla cosa, andava anche centinaia di volte al giorno, soprattutto di notte, solo quando Giacobbe era nella stanza, mai quando lui non c’era, nel sottotetto per fingere di dover spostare delle cose, proprio sopra e solo sopra la stanza di Giacobbe.

Siccome Giacobbe non disse nulla, l’affittuaria, fingendo stupore, gli chiese, beffarda, perché lui facesse tutti quei rumori. Lui, si limitò a guardarla diritta negli occhi, sempre che la megera avesse davvero occhi e faccia, ed a dirle che lei doveva saperlo chi faceva quelle cose e che l’unico che non poteva essere, come lei stessa ben sapeva, era proprio lui. Lei fu resa ancor più furiosa da quella risposta tranquilla quanto diretta e veritiera. Allora passarono ad ulteriori attacchi. I servizi erano esterni ed in comune. Nella stanza c’era tuttavia un lavandino con l’acqua. Gliela chiusero. Solo a lui. Senza motivo. No, anzi, con motivo. Così continuarono e svilupparono quel programma di molestie che tanto meno a lui ne importava tanto più diveniva ossesso. Dato che l’orologiaio lo faceva in nero, in sub, non con una sua bottega ma prendendo lavoro in giro, di fatto lavorava nella stanza, seppur con attrezzatura minimale. Non è che restare senz’acqua nella stanza, visto che tra l’altro aveva pagato per una stanza con lavandino ed acqua, fosse poi tanto allegro, sebbene alla fine non vi fosse nulla di drammaticissimo. Gli orologi non si sciacquano con l’acqua sebbene darsi una lavata alle mani, talvolta anche gli indumenti, bollirsi o cucinarsi veloci qualcosa, e cose simili, rendessero certo piu comodo avere l’acqua lì. È per quello che aveva preso quella stanza anziché una meno costosa senza lavadino in camera. Di tanto in tanto gli andavano pure e spegnere un’interruttore dell’elettricità, che lui si doveva andare a riattivare. No, non era l’interruttore che saltava. Andavano a spegnere, con intenzione, e solo a lui.

Giacobbe continuava, oltre a quel suo lavoro, a frequentare la scuola serale di tedesco. Non so perché decise di rivolgersi ad Anna. Forse perche era così diversa da lui, così incompatibile, che non potesse pensare ci fossero altri segreti motivi ed anche perché era una di quelle così ossessive nelle sue domande continue che si disse che era un modo per farla parte della propria vita reale e di quello gli stava capitando.

La cercò. Si incontrarono. Lui le raccontò in breve i fatti suoi, anche se non c’era poi granché da raccontare, e quello gli stava capitando su organizzazione superiore. Lui aveva dato un’occhiata ai figuri che avevano contattato l’affittuaria e che venivano loro stessi per battere, per dare istruzioni, per farsi raccontare le reazioni (che non c’erano) di Giacobbe. Erano figuri della criminalità locale che andavano a riferire ed a prendere ordine da servizi di polizia. Talvolta veniva qualche sbirro in prima persona a controllare che facessero quelle operazioni di disturbo e se Giacobbe reagisse.

Appunto erano di quelle cose fatte perché uno uscisse di testa, chiedesse protezione e dunque o passasse al servizio di chi lo volesse eventualmente arruolare, o si compromettesse con escandescenze o con reati permettessero o di rinchiuderlo in manicomio od in prigione o di espellerlo dallo Stato di temporaneo soggiorno.

Anna la prese alla larga. Non avrebbe voluto far nulla. Eppure si sentiva coinvolta da quella richiesta diretta di Giacobbe che era restato senz’acqua, visto che gliela avevano tagliata, e chiedeva di essere aiutato a trovare dell’acqua, una soluzione temporanea a quell’essere restato senz’acqua in stanza mentre lavorava. In realtà, a pensarci bene, può darsi che in Giacobbe avesse giocato ancor più che la necessità dell’acqua, che non era impellentissima in quello specifico contesto, il voler far parte altri, altra, un’altra che avrebbe parlato ad altri, polacchi inclusi, di quella cosa stava succedendogli. Anna si mostrava sempre solidale e comprensiva con tutti, a parole. Giacobbe, che non era molto abituato a scindere parole da comportamenti, aveva sperato che, siccome Anna abitava in una casa piuttosto grande e vuota, non davvero utilizzata, gli avrebbe offerto, magari in cambio di qualche servizio, uno spazio in cui lui potesse lavorare, usare l’acqua senza problemi, acqua che, per vari motivi, gli faceva comodo avere a portata di mano. Intimamente, forse, sperava che Anna od altri in contatto con lei gli avrebbero poi offerto, certo pagando un’equa sublocazione, una stanza dove non gli avrebbero più staccato nulla; se poi avessero dovuto e voluto continuare a battere muri da altri appartamenti, non gliene importava pressoché alcunché. V’era dunque una necessità provvisoria e la ricerca d’una soluzione se avessero deciso d’obbligarlo poi ad andarsene o lui avesse deciso d’andarsene. Per il momento, lui doveva fronteggiare quel taglio dell’acqua e poi, a fine mese, vedere. Proprio appena aveva pagato il mese, c’era stato quell’incremento di pressione nel cercare, su richiesta di Stato, di rendergli la vita impossibile. Di qualche importanza era anche far pubblicità a quei criminali. I delinquenti hanno sempre paura della pubblica ed affollata piazza, mentre amano l’ombra. In effetti, quando si verificano tali cose, non serve a nulla cambiare casa, come non serve a nulla pretendere di discutere con chi vuole solo distruggerti. Giacobbe cercava semplicemente una soluzione “di guerra” all’attacco ulteriore che subiva col taglio dell’acqua. Avrebbe poi visto come muoversi per il futuro. Era uno quieto. Ma era uno non stava proprio mai a farsi impallinare, neppure quando sembrava nemmeno capisse se stesse succedendo qualcosa e ad opera di chi.

Anna si svelò ben diversa da come cercava di presentarsi. Non gli credette, in apparenza... ...ma gli credette che quell’attacco contro di lui fosse un affare di Stato e forse di Stati per costringerlo ad andarsene. Infatti, gli disse subito che, proprio quando lei stava per regolarizzare la sua posizione dove lavorava, non voleva che, magari, per aiutare lui, intervenisse qualche servizio per danneggiare lei, lei Anna. Non era quello invero. Se aiuti qualcuno in modo del tutto marginale (era quello il caso), e ciò da noia a qualche potere, prima intervengono su di te e solo successivamente, se tu continui nell’aiuto valutano ciò come una qualche “complicità” ed, eventualmente, cercano di danneggiarti. Ma non è neppure detto. Gran parte delle paure ce le creiamo noi. La paura è solo una forma di delirio, un delirio per negare a noi stessi quel che davvero siamo. Allora ci rifugiamo nella paura.

Anna s’offrì invece di andare a parlare con la padrona di casa. Che era un modo per non far nulla. Giacobbe cercò di dirglielo, glielo disse davvero, che non serviva a nulla. Il delinquente, ancor più quello di Stato, non ti viene a dire che delinque. Magari se ne vanterà con sé stesso e con gli altri. Ma non ti dice che, certo, sta facendo un certo crimine. Soprattutto il delinquente di Stato e con l’investitura dello Stato, si dirà che non può fare altrimenti, che deve fare proprio quel che fa perché è la cosa giusta, quando addirittura non s’esalterà nel delirio del crimine di Stato dunque impunibile ed impunito, e dirà, se domandato od interrogato, che non fa nulla di male, che anzi non fa proprio nulla, che è la vittima che inventa tutto, che anzi è la vittima che è colpevole. In effetti, la vittima è colpevole perché le “autorità”, ed il delinquente di Stato e che coopera con lo Stato con esse, sono obbligate a fare quelle cose contro di lui. Loro, le “autorità”, sono obbligate a fare e fagli del male, od a tentare di fargli del male, perché lui deve di certo avere delle colpe. Se non altro, ha la colpa di resistere loro dunque è colpevole di non sottomettersi. Per il delinquente di Stato o controllato dallo Stato, per il demente comune, è già questo, il non sottomettersi all’“autorità”, una gravissima colpa che giustifica qualunque azione possa essere fatta contro l’essere umano da loro pidocchi privati e di Stato.

Anna insisteva col “voler andare a parlare alla padrona di casa”. Giacobbe, sebbene ribadisse l’inutilità di parlare con delinquenti in azione delinquenziale in corso, non la volle contraddire più di tanto. Anna andò, lui presente. La padrona di casa, usa alle menzogne, mi mostrò melliflua e disponibile.

Anna si sentiva in dovere, visto che Giacobbe era presente, di ribadire a Giacobbe le menzogne della padrona di casa. Così vanno le cose...

La padrona di casa disse ad Anna che da quando Giacobbe era arrivato succedevano cose strane. Disse che per esempio si sentivano strani rumori ed addirittura da affianco a Giacobbe se ne erano subito andati e da tutto il piano si lamentavano di quei rumori e tendevano ad andarsene.
Anna disse un po’ piccata a Giacobbe: “Dice che prima che tu arrivassi quei rumori non c’erano e che gli altri inquilini del piano se ne sono andati o se ne stanno andando...”
Lui: “Certo, se prima che arrivassi non andavano sopra, né altrove, a battere... ...Infatti se ne vanno e si lamentano gli inquilini affianco a me perché loro battono sopra... ...Fossi davvero io, se ne andrebbero quelli sotto, probabilmente...”

La padrona di casa continuava: “Oh, noi non abbiamo alcun problema con gli stranieri... anzi siamo felicissimi di averli qui da noi...” Era la parte suggerita dai servizi di polizia che organizzavano la cosa.
Ed Anna: “Ma lo vedi che persona splendida che è...”
Appunto, la padrona di casa era una criminale demente, con innata propensione alla truffa, che di fronte ad un terza persona di fa la scena.

Ed ancora la padrona di casa: “Eppoi, continua fare avanti indietro dal bagno, ben più dei normali inquilini...”
Ed Anna di nuovo piccata a Giacobbe: “Ecco, la senti?! Dice che disturbi tutti perche vai sempre in bagno...”
Giacobbe: “A parte che sono l’unico che quando va in bagno non sbatte mai né la porta della propria stanza né quella del bagno, a parte che in bagno vanno tutti quando vogliono ed a qualunque ora, se m’ha tagliato l’acqua che pur le pago, dovrò pur andare in bagno, forse, qualche volta più della media...”

E giù di questo tono.

Alla fine, quando, quella surreale conversazione tra la padrona ed Anna, ed Anna e Giacobbe, fu finita, Giacobbe accompagnò per un pezzo Anna sulla via di casa.

Anna fu ancora più surreale della conversazione precedente: “Vedi, la Polonia è loro... ...Loro hanno il diritto di fare quel che vogliono... Perché non ti trovi subito un’altra stanza dove vivere?”
Giacobbe: “A parte che lì ho pagato e pure dato una cauzione e, se me ne vado, mi rubano tutto... È già successo... Ma anche se vado altrove, sono cose organizzate da polizie e servizi vari...”
Anna: “E perché mai dovrebbero farti tali cose?!”
Giacobbe: “Le fanno... ...Se uno vuol sapere perché, è da chiedere a loro non a me.”
Anna: “Ma devi avere fatto qualcosa...”
Giacobbe: “Se uno ha fatto qualcosa o lo arrestano o le espellono o entrambe... Le demenze le fanno perché sono dementi comandati da altri dementi... ...Non è che uno avesse anche mai fatto qualcosa, ed io non ho proprio fatto nulla, ciò legittimi o giustifichi delle demenze di dementi...”
Anna: “Ma l’hai visto che persona squisita che è la padrona di casa... ....devi fare un regalo... ...non so perché, ma quando si fanno dei regali, per esempio le compri un bel dolce, poi tutto s’appiana...”
Giacobbe: “Cosa s’appiana?! Non ci sono stati contrasti. Dei delinquenti e dementi hanno attivato altri delinquenti e dementi che si sono subito attivati, a comando. ...Spazzatura malata che si sente felice a cercare di torturare il prossimo..., ....si fanno scene viscide a chi chiede loro..., ...pidocchietti che obbediscono, come tutti i pidocchi, “agli ordini”..., ...non vedo proprio che cambierebbe a far regali... ...che regali, in omaggio alla delinquenza ed alla demenza?”
Anna: “No, no, devi proprio regalarle subito un bel dolce!”
Giacobbe: “Avvelenato...”
Anna: “Devi metterti dei cuscini sulla testa e sulle orecchie.”
Giacobbe: “Delle loro battiture non me ne frega nulla. Hanno distrubato chi se ne è andato e chi resta, ed uccidono loro stessi che fanno quelle cose.”
Anna: “Devi smetterla di far rumori.”
Giacobbe: “Non ne ho mai fatti. Non potrei farne meno.”
Anna: “Non devi più neppure accendere la radio.”
Giacobbe: “Nessuno sente nulla. Nessuno sente la mia radio. Tutti la hanno e tutti la sentono. Ci manca pure che mi debba sentire io in colpa, o privare di qualcosa, per via di delinquenti e dementi...”
Anna: “Devi andare ad abitare in un posto per stranieri, dove ci sono solo stranieri.”
Giacobbe: “E perchemmai?!”
Anna: “Devi capirlo che noi stranieri siamo visti come privilegiati, pieni di soldi...”
Giacobbe: “Ci sarà chi lo è... ...non è il caso mio... eppoi che c’entra, anche qui, in Polonia, c’è gente piena di soldi, anzi davvero ricca e ricchissima.”
Anna: “Ma noi stranieri siamo visti come chi ruba i soldi a loro ed allora loro cercano di rubarli a noi... ...Se ti tagliano l’acqua, vai in un bel bordello dove non solo spendi un sacco di soldi a godertela ma dove poi puoi pure farti un bel bagno con una signorina che ti insapona pure la schiena. Figurati che nell’edificio dove abitiamo io ed altri stranieri, nonostante la padrona sia sempre lì si sono infilati dei ladri, si sono acquattati per ore o per tutta la notte in attesa, poi, quando siamo usciti al lavoro, hanno rubato un po’ di tutto in casa di tutti. ...Siamo stranieri, dunque ci vedono come pieni di soldi e d’altro.” Anna non sapeva, o fingeva di non sapere, che dove abitava lei con altri stranieri avevano rubato solo a stranieri, e che nessuno s’era introdotto per nascondersi, in agguato, tutta la notte. Appena gli stranieri erano usciti al lavoro, la padrona di casa aveva chiamato dei delinquenti mandati dalla polizia che attendevano in prossimità, così come in prossimità c’erano dei poliziotti mandati per proteggerli fosse mai successo qualche incidente, chessò un inquilino fosse rincasato improvvisamente e li avesse sorpresi. I delinquenti in servizio di Stato sono entrati nell’edificio, hanno sfondato solo le porte degli appartamenti degli stranieri, ed hanno rubato varie cose personali loro. Quelle di interesse per spionaggio poliziesco lo hanno dato al servizio di polizia che li aveva inviati, i valori se li sono tenuti loro come ricompensa per il lavoro delinquenziale di Stato.
Robi, che pur sapeva di quell’evento si limitò, a dire: “Lo vedi che non è che siate più sicuri perché siete in un edificio con prevalenza di stranieri?! ...Comunque, la mia cosa è differente... ...I rumoreggi di pidocchieria mi sono indifferenti. Anche le altre cose, come il taglio dell’acqua, non è che mi sconvolgano. Lì ho pagato il fitto e pure il resto. Non voglio mi truffino più di quello che già mi truffano e cercheranno di truffarmi. Se trovo qualcuno che generosamente mi metta a disposizione, per un po’ d’ore al giorno, uno spazio in un locale dove ci sia dell’acqua a portata di mano, mi trovo agevolato. Se poi non trovo, nulla di veramente drammatico.”
Anna, continuò: “Ecco, ora vai a comprare un bel dolce e lo regali alla tua padrona di casa.”
Giacobbe disse solo: “Un dolce avvelenato.”

Anna si ripeté. Lui pure. E si lasciarono. Lei se ne andò a casa. Lui pure. Poi, i giorni successivi, a scuola, lei si face stranissima. Lo evitava. Aveva l’aria da chi si sentiva in colpa ma non voleva comunque più avere a che fare con quella faccenda. Non che lui le avesse richiesto nulla, né tentato di richiederle nulla. Lei sembrava attuare dei comportamenti di evitamento preventivo. Non ce n’era davvero bisogno dato che lui era stato piuttosto delicato e per nulla intrusivo nella sua richiesta. Anna ne aveva pure parlato con altre ed altri, che assunsero, in genere, lo stesso atteggiamento suo.

Che brutta storia davvero! Cartina di tornasole per pidocchieria e pidocchierie ulteriori!

Nella storia di quel “caso Giacobbe” si rivelarono poi essere coinvolti, per ragioni differenti, in molti. Non che Giacobbe avesse fatto alcunché, né che dovesse fare alcunché, di interesse di Stati o simili. Era una situazione che s’era creata in modo demenziale, con dementi che erano diventati delinquenti, chi già non lo era, chi dalla sua posizione di Stato chi da quella di privato.

Ci fu poi la guerra. Quando leggete che i polacchi sono duri, nazionalisti, eroi, ed altre balle, non credeteci neppure un po’. Se si lanciavano a cavallo e sciabolate contro i carri armati è perché erano dementi comandati da altri dementi. Ciò vale per tutte le etnie. Se l’individuo ha bisogno del gruppo, etnico o altro, come copertura è perché è pidocchio anziché umano.

Lì, vari erano coinvolti in quella storia e di varie estrazioni: polacchi, tedeschi, russi... ...Ci fu la guerra... Giacobbe ne sopravvisse e bene, senza danni. Andò poi altrove, dove si sistemò piuttosto bene. Tutti i coinvolti in quella storia, sbirraglia, ispiratori, manovalanza e complici vari, non sopravvissero alla guerra. Furono ben presto liquidati, e pure il malo modo, complice il destino, nelle devastazioni che sconvolsero proprio quegli spazi.