martedì 20 febbraio 2007

Chinese Asylums 8. Cina. Wuhan. Wuchang, Tortura-linciaggio bianchi di Stato alla Whut. 2003/2004

Chinese Asylums 8. Cina. Wuhan. Wuchang, Tortura-linciaggio bianchi di Stato alla Whut. 2003/2004
by Georg Rukacs


30 settembre 2003. Io arrivo a Wuhan

La sera del 30 settembre 2003, ero già in volo per la Cina. Arrivai a Wuhan, alla Whut, un’università tecnico-scientifica in Wuchang [uno dei tre distretti, di Wuhan; gli altri sono due Hankou e Hanyang, prima tre città separate], dall’estero con nuova identità, la mattina dell’1 ottobre 2003. Meglio non dica di più sulla copertura in sé, che mi ero procurato. Perché se i maos leggono queste pagine possono trarne delle informazioni per loro utili. Invece è meglio non vengano a capo di nulla, su queste faccende. Né loro, né il Sismi, né gli angliamericani, né i gesuiti, né tutta l’altra feccia di contorno.

Mi misero nella palazzina specialisti stranieri (che poi è una scala di un blocco di squallidi e vecchi edifici di quattro piani, pian terreno incluso), o lì vicinissimo. Un’ottima postazione per vedere che si sarebbe passato lì.

Wuhan, 5 o 6 milioni di abitanti, è la capitale della provincia di Hubei, provincia con la stessa popolazione dell’Italia, un po’ meno di 60 milioni.

La notte del 2 ottobre 2002 arrivò Rado. Lo stavano già aspettando, per continuare subito, pur nelle mutate condizioni, la tortura e linciaggio bianchi da caseggiato così strenuamente praticati contro di lui a Beibei. Ma alla Whut, i maos, nonostante le loro velleità ed intense azioni, non controllavano veramente né la comunità viet, né quella islamica, né gli altri. Infatti, non furono in grado di reggere un lungo programma di tortura-linciaggio e dismisero Rado dopo pochi mesi.

Arrivato a Wuhan, l’impatto fu con una delle solite stronzette che subito mettono vicino allo “straniero” per un intenso interrogatorio per scoprire non so cosa. Era una giovane funzionaria, una studentessa di quell’università, data alla funzionaria responsabile degli stranieri di quel campus della Whut [Yujiatou Campus, 1040 Heping Avenue, Wuchang, Wuhan, 430063], 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, come aiutante che sapeva l’inglese. Chi non ha niente da far scoprire risponde allegramente, prima diverito, poi annoiato o seccato, quando poi replicano gli interrogatori, al bombardamento di domande solito con loro perdita di tempo solita. Perdita di tempo loro che poi replicano all’infinito, perché durante tutta la permanenza in Cina uno è bombardato sempre dalle solite domande ordinate dagli stessi uffici che comparano le risposte del momento con le risposte precedenti. Davvero all’infinito, senza interruzione. Mentre se uno ha qualcosa da nascondere si è già costruito delle risposte da vendere alle inquisitrici ed agli inquisitori per cui loro non ne cavano nulla egualmente.

La giovane funzionaria era una delle solite che si dava arie da gran cuccatrice, e le “gran cuccatrici” del partito sono tutte immancabilmente vergini, troie solo nella personalità corrotta da quell’ambiente prostituito e corrotto. Usava il solito repertorio che già conoscevo con arie suadenti, suoi ammicchi che avrebbe voluto essere come me (è stato loro detto che, a frasi di questo tipo, se loro hanno a che fare con una spia ne ricevono subito o ben presto offerte di collaborazione, che loro naturalmente riferirebbero subito agli uffici che le mandano per così fare il loro lavoro di scopritrici del “nemico” oltre che arrassare tutti, dato che tutti, per il funzionario cinese, sono nemici, gli “stranieri” ma anche i cinesi, che è loro doveve smascherare o comunque arrassare: il burocrate fonda il suo potere sull’arrasso, perché crea dipendenza dell’altro da sé, da loro [loro burocrati] e dai loro uffici), e cose del genere. La giovane funzionaria era dunque la longa manu della solita funzionaria sorveglianza ed arrassi dell’ufficio che, come di frequente, non parlava l’inglese: sono replicati identici in tutte le Cine ...la funzionaria capa che non parla l’inglese e la funzionaria operativa che invece o lo parla o lo dovrebbe parlare ...se neppure essa lo parla davvero trovano altri tramiti terminali per il contatto con lo “straniero” non parli cinese.

La giovane funzionaria se la dava proprio quest’aria da stronzetta, come fanno un po’ tutti i caratteri deboli ed insicuri. Si era messa jeans attillati che le mostravano un culone certo con una qualche prelibatezza, almeno rispetto agli spesso piatti culi della Cina restata contadina. Aveva i soliti atteggiamenti superficialmente sicuri ed un po’ strafottenti traditi tuttavia da manine piccole e sudaticcie, che se solo facevi per stringerle svanivano e sfuggivano. Scarpe che, non so perché, nei paesi sottosviluppati si pensa siano eleganti e sexy se sono sono abnormalmente ed inutilmente lunghe e con la punta che tende dunque a rivolgersi all’insù. Era in realtà, lo si capiva subito, reduce da lunghe toccate solitarie in solitari letti od addirittura in cessi o docce, qualora avesse diviso la stanza con troppe e curiose altre. Magari davanti alla Tv se avesse potuto, oppure solo ricordandosene le scene se fosse vissuta in ambiente troppo affollato come avviene in genere nelle università e non solo nelle università di Cina, e se avesse trovato qualcosa d’appetibile per carburare le sue fantasie per le sue lunghe e frenetiche attività solitarie. Aveva quei soliti atteggiamenti da saputa, sebbene, visto il suo ruolo, pur di semplice esecutrice, doveva ben sapere quello che si passava, almeno per le cose che erano competenza di quell’ufficio in Wuhan non abbondante di personale relativamente ad altri ridondanti uffici simili d’altri luoghi della Cina. Ma ogni Provincia è uno Stato a sé in Cina. Tutto cambia. Solo le manie, i cinesi con le loro ossessioni, sono le stesse e gli stessi.

Avevo la necessità di sapere subito quello che avrebbero fatto con Rado. Ero certo che non lo avrebbero lasciato perdere solo perché veniva da altra università ed altra Provincia. Dato che erano cose montate fuori dalla Cina, a Rado la tortura bianca era stata montata nel suo Stato di provenienza, passano da Pechino che poi intercetta il torturando e dà l’ordine di colpirlo. Per quanto siano dementi ed ossessi, i cinesi non si mettono a fare un tortura bianca se non ben coperti, i locali da Pechino (a Taipei), Pechino (o Taipei) dallo Stato di provenienza del torturando.

Se sapevo subito come lì fossero organizzati, mi tornava tutto subito meglio, senza passare troppo tempo per dovermi rendere conto dei dettagli. L’occasione me la dette lei. Sì, era proprio una che si toccava freneticamente. E neppure cercava di nasconderlo. Dopo i lunghi interrogatori un po’ su tutto, cominciò a menarmela su cosa pensavo delle ragazze cinesi. Eludevo le risposte, cosa la eccitava sempre più. Dato che l’uomo in genere ammicca, fa intendere d’essere un gran chiavatore, se uno elude pensano che sia storto. Voleva chiedermi se fossi gay, ma sono domande che in Cina proprio non fanno. Continuava così ad insistere, prendendola dalle prospettiva più diverse.

Mi risolsi. Troncai, per il momento, quelle vane e per lei morbose domande, dicendole che credevo ci fosse un problema con la TV dell’appartamentino che mi avevano dato. Disse che mi avrebbero mandato il tecnico. Le dissi che forse era meglio venisse lei a dare un’occhiata perché magari ero io che mi sbagliavo ad usare qualcosa. Venne volenterosa ed apparentemente senza alcun sospetto.

Le misi il telecomando in mano. Lei accese la TV. Le chiesi qualche informazione su qualche tasto. Poi le presi la mano. Si turbo subito al contatto della pelle con la pelle. Te tolsi il telcomando, che posai. Le presi pure l’altra a mano e con uno strattone non troppo violento me la tirai contro e me la strinsi mentre le dicevo: “Perché non mi dici di te... ...chissà come fai impazzire i ragazzi!”

Avvampò confusa, mentre mi era venuto subito durissimo. E lei lo sentì. Non le detti il tempo di rispondere. Del resto era troppo confusa ed attraversata da impulsi assolutamente contrastanti per farlo. La baciai sugli occhi e poi subito sul collo. Con le mani le tirai su la maglia, le arrivai ai seni, glieli scoprì e le presi i capezzoli tra i denti e la lingua. Era lì che si scioglieva eppur cercava di resistere. Mi disse che era vietato. Le dissi che lo sapevo. Mi disse che proprio non poteva. Le dissi che, visto che non mi aveva detto che non voleva, era ormai mia. La spogliai veloce e glielo misi dentro. Visto che pur scivolando bene s’era arrestato contro l’imene, mi dissi che non era il caso d’essere brutale. Lo tirai fuori e le fui sopra con la lingua ed i denti a succhiarle il suo pistolino mentre lo mordicchiavo facendola impazzire tutta. Venne di ripetutamente di clitoride mentre mi sbatteva frenetica le cosce contro la testa urlettando che era troppo. A quel punto glielo rimisi dentro e poco a poco la penetrai tutta. Godette subito e più volte. Così quando fui quasi sul punto di di... la voltai e la feci dietro. Venendole dentro il culetto senza rischi di fecondarla.

Mentre ancora lo spingevo su e giù le dissi che se non rispondeva a tutte le mie domande lo raccontavo a tutti, o comunque lo lasciavo intendere, che me l’ero fatta. Fatta di dritto e fatta di pure di dietro. Insistetti che, sì, lo avrei proprio detto a tutti. Spaventatissima, disse solo di non dirlo a nessuno. Le dissi che io stavo zitto se lei parlava. Io stavo zittissimo se lei non aveva segreti per me su tutto quello le avessi chiesto. Le dissi che m’occupavo di psicologia e che stavo scrivendo un libro su quelle cose, per cui era essenziale che mi dicesse davvero tutto e con precisione, e che comunque l’avrei capito se lei fosse stata reticente.

Le chiesi di Rado. Le dissi che non lo conoscevo di persona, ma che seguivo il caso perché era parte di uno studio riservato per l’Unesco e che dunque m’avevano segnalato che stava per arrivare lì. ...che sapevamo di lui, e che sapevamo di quello chiesto a loro... ...io, comunque, dovevo solo studiare gli aspetti psicologici della cosa.

Mi disse che la procedura era che se ne fottevano del funzionario rapporti internazionali, in pratica il reclutatore formale, quello che accettava gli studenti facevano domanda, che era uno che non contava nulla. In effetti, doveva essere una figura imposta tanto per dare posizioni a chi parlasse un inglese accettabile e capisse se gli parlavano in inglese e per esibire una tale figura. Siccome chi sa non sempre è chi ha posizioni nel Partito, ecco che quelle figure di esperti di fatto nella lingua inglese non erano molto ben accetti. Li avevano ma non contavano nulla. Per cui, uno studente estero veniva ammesso ma poi c’era il partito vero che prendeva in mano le cose. Di conseguenza, era la funzionaria capa del luogo, la tuttofare dell’ufficio di quel campus che aveva contattato Pechino per vedere se fosse tutto regolare con Rado. Da Pechino le avevano detto che era uno da sottoporre subito a tortura bianca. La tuttofare dell’ufficio aveva contattato l’Iman con lo sbirro yemeniti che erano i capi della comunità yemenita. Gli yemeniti erano i più numerosi tra gli islamici. Gli altri erano un gruppetto di siriani. Tre, poi divenuti quattro. L’altra comunità numerosa era poi quella vietnamita con una specie di addetto alla sicurezza e guardia del corpo della figlia di qualche papavero, uno sbrirro insomma, che conosceva già perfettamente il cinese. Ottenuta la collaborazione dell’Imam e dello sbirro yemeniti, avevano incaricato un islamico dell’altra sezione dell’università di venire lì a rumoreggiare al piano di sopra. Era un islamico di qualche Stato del subcontinente indiano che sapeva bene sia il cinese che l’inglese. Siccome non sono mai sicuri che uno che deve arrivare arrivi davvero, avrebbero forse incaricato l’Imam e lo sbirro yemeniti dei primi chiassi o forse sarebbe andata lei stessa sebbene non gradisse proprio tali cose. Ancora non sapeva bene. Attendevano, se Rado fosse arrivato. E lei stessa, poi, avrebbe atteso ordini. Rado lo avrebbero messo con un burundese, grande e grosso ma del tutto conformista, timoroso e sottomesso. I contatti col burundese l’ufficio li teneva, oltre che direttamente, attraverso il suo affido alla comunità siriana, i tre poi divenuto quattro. Se lo invitavano a bere con loro e per lunghe chiacchierate di nulla. Un modo per controllarsi a vicenda fingendo uno squallore di socialità. Siccome il burundese era cattolico, lo avevano poi indirizzato ad una comunità di protestanti che si riunivano per parlare di non so cosa. Un modo per evitare del tutto i conttati coi cinesi. Del resto, gli studenti stranieri venivano informalmente invitati, in riunioni organizzate dalla polizia, ad evitare di mischiarsi con cinesi del sesso opposto, ma anche dello stesso. Insomma, che stessero alla larga dalle cinesi e dai cinesi, anche se era solo un invito. Tanto, poi, i cinesi venivano intimiditi dagli altri cinesi, se mai si sognavano di venire in contatto con uno straniero sia di sesso opposto che dello stesso sesso. Soprattutto nelle università. L’unico contatto con cinesi ammesso era con prostitute, oppure con altre ed altri, egualmente di fatto prostitute e prostituti, mandati dal partito. Se uno voleva rompere i giri dell’isolamento doveva organizzarsi di suo e con tecniche del tutto originali.

Glielo avevo oramai tirato fuori dalla passera che chiesi alla stronzetta perché ce l’avessero con Rado. Mi disse che non lo sapevano. Disse che erano ordini da Pechino. Non avevano capito se fosse un capo terrorista, un capo mafioso, o semplicemente uno che per qualche altro motivo dovesse essere indotto a tornarsene nello Stato di provenienza. Le chiesi come mai non lo espellessero o non gli avessero negato il visto. Mi disse che evidentemente non c’era nulla di formale. Che magari era qualcosa a livello di favore che era stato richiesto e che comunque Pechino voleva da loro che fosse sottoposto a tortura bianca dovunque andasse. Le chiesi se lo fosse anche da dove veniva. Mi disse che non lo sapeva, ma, che se l’ordine di tortura bianca era pre-esistente, evidentemente, anche dove era stato in precedenza...

Sapevo tutto. Lei aveva solo il timore che lasciassi trapelare qualcosa di quel nostro sesso corsaro, vietatissimo in Cina, tanto più tra una studentessa e funzionaria ed uno dei suoi amministrati. Le dissi che tanto più fossi stato freddo ogni volta l’avessi incontrata, tanto più lei avrebbe dovuto cercare di venirsi a fare una scopata con me. E che se non fosse venuta, magari avrei cominciato a toccarle il culo quando l’avessi incontrata. Tutta rossa se ne andò. No anzi. Mentre si lavava, andai pure io sotto la doccia con lei. Quando si fu asciugata ed io pure, e lei stava cercando di rivestirsi, la rispinsi sul letto e la trombai di nuovo, con venuta finale tra le sue chiappe per ragioni anticoncezionali. Ecco, dopo quella seconda trombata, rossissima e di corsa, si ridette una pulita e se ne fuggì via.


2 Ottobre 2003. Rado arriva a Wuhan

Rado arrivò a Wuhan la sera tardi, la notte, del 2 ottobre 2003. E vi restò fino al 14 marzo mattina quando se ne andò, espulso perché se la rideva della tortura-linciaggio bianchi mentre i carnefici erano sempre più pazzi per il loro fallimento. Se ne andò alcuni giorni in anticipo sul previsto. La notte preparò le sue cose. La mattina presto andò all’aeroporto. E sparì.

Rado, lasciò la Swcnu di Bebei, espulso per lo stesso motivo per cui sarà espulso dalla Whut, il 2 ottobre 2003, nel pomeriggio. In taxi, raggiunse l’aeroporto per attendere l’aereo per Wuhan che decollava alle 20:45. E poi Wuhan, dal cui aeroporto uscì verso le 22:05-22:10. Subito “catturato” dalla “mafia” dei tassisti si trovò nelle sicure mani d’un ragazzo che guidando veloce e sicuro gli permise d’arrivare a destinazione poco prima delle 23. Alle 23, infatti, i cancelli dell’università chiudevano.

Il residence per studenti stranieri, dove erano pure gli uffici, era già chiuso alle 23:00. Il tassista, ripetutamente incitato da altro custode di un edificio limitrofo, edificio forse per altre categorie di stranieri, aveva scavalcato ben tre volte un cancello per farsi aprire dal custode del residence per stranieri. Finalmente, il custode era uscito ed aveva aperto. Costui aveva chiesto a Rado l’età e lo aveva allocato, apparentemente di sua iniziativa, in un posto a qualche centinaio di metri ufficialmente per esperti stranieri ma dove c’erano soprattuto studenti arabi ed un africano nero. Nessuno fa nulla di sua iniziative nelle Cine. Era solo teatro. Rado era già stato destinato lì, se e quando fosse arrivato. Infatti, il custode, telefonò subito dopo alla funzionaria, che telefonò alla aiutante, che chiamò l’Iman e lo sbirro della comunità yemenita per iniziare immediatamente la tortura bianca.

Rado si era trovato nell’appartamento con lui, il burundese, un ragazzo ormai nei trenta o nei quaranta, simpatico quanto opportunista e vile. Camera singola ma con condivisione di cucina, bagno e Tv, che comunque a Rado non interessava in comune e dunque la lasciò a chi giustamente, solo nellappartamento, la aveva tenuta nella stanza che occupava e dove l’aveva trovata. La presa per antenna o cavo era proprio nella stanza dello studente nero, un po’ più grande dell’altra, dunque deputata inizialmente ad essere evidentemente stanza principale eventualmente di una coppia con stanza supplementare per eventuale figlio o figli. Del resto, il burundese non si scomodò a mettere la Tv in comune. Sognava di starsene in quell’appartamentino per famiglie tutto solo. Non fu molto felice di vedersi arrivare uno, e pure sottoposto a tortura bianca, che pure lui si sorbiva, anche se diceva che non sapeva nulla né sentiva nulla. Il burundese passava giornate e notti sconvolto dalle battiture destinate a Rado e sublimava passando ore a cucinare, trasformando il troppo cibo in pancia.

Tra l’altro, il tassista, pur dopo lo scavalco dei cancelli, lo “sveglio” del custode che sarà stato giustamente a vedersi la Tv od a mangiare, l’assistenza data al custode un po’ imbrogliato con le chiavi che si era portato dietro nell’edificio, od in uno degli edifici, per stranieri, dove doveva dare la stanza a Rado, e dove aveva fatto da guida con la bicicletta, dato che nel taxi non c’era spazio per una terza persona delle dimensioni del custode (non obeso, comunque con una certa presenza da “napoletano” non basso e florido), non aveva chiesto nulla più che i 150 rmb pattuiti all’aeroporto con la “mafia” dei tassisti. Non che 150 rmb, un 35,000 vecchie lire italiane [37,500 a calcolare, approssimando un po’ per eccesso, 1 rmb uguale 250 lire] fossero pochi o giusti-giusti in Cina Popolare, sebbene poi, dall’aeroporto, ci fossero voluti, veloci e senza giri oziosi, un 45 minuti. Il costo a tassametro non avrebbe superato i 50 rmb. Forse neppure i 30 rmb. All’entrata dell’università, con guardiola illuminata, ma apparentemente incustodita, il tassista aveva chiesto a destra ed a manca ed, alla fine, aveva caricato uno studente (di fisico non voluminoso) affianco a Rado per arrivare giusti giusti al residence per stranieri, od almeno all’edificio illuminato ed aperto del custode più anziano che aveva indicato al tassista dove scovare il custode un po’ più giovane e lo aveva incitato ad insistere per farlo “uscire allo scoperto”. Poi erano andati, a seguito del custode in bicicletta, al luogo assegnato a Rado. Sicuri che lì fosse il posto d’arrivo, si erano scaricati i bagagli e Rado aveva pagato. Nondimeno, il tassista avrà perso un’altra ora, o, comunque, più di mezz’ora, per far luce al tassista che non trovava la chiave giusta del portone che era in posizione non illuminata. E pure per fargli da tassista gratis per portarlo a prendere altri sacchetti di chiavi e naturalmente portarlo indietro al portone da aprire. Ed altra assistenza spirituale e di illuminazione. Insomma, il prezzo, del taxi era stato esoso, da rapina, però poi il tassista era stato ben servizievole. Avrebbe anche potuto intascare il pattuito ed andarsene.

Dal canto suo, il custode, ostico ad aprire, aveva poi impiegato qualche mezz’ora, un tre mezz’ore [un’ora e mezza] forse, senza alcun segno di impazienza, perché Rado potesse sistemarsi per la notte ed i giorni successivi. Dall’1 al 7 ottobre era, un po’ come sempre credo dal 1949, festa e dunque vari interventi (chessò dalla tenda in pratica mancante alle finestre della stanza che era al pian terreno, ad altri dettagli) non erano possibili fino a mercoledì 8 ottobre. Dunque, quello che Rado aveva avuto, il 2 notte, era stato, alla fin fine, provvidenziale. Certo, tutto può sempre andare meglio di come è in realtà andato. Ma può, e poteva, per quell’arrivo un po’ improvviso, seppur non inannunciato, andare peggio, senza la cortesia di varie persone.

Internet era lì gratis, a differenza di Beibei, e pure senza necessità di registrazioni, in pratica senza login e password. Per cui, il 3 ottobre mattina, un venerdì, Rado, col compagno d’appartamento, era andato, profittando che anche il compagno d’appartamento usava quotidianamente Internet, nella stanza informatica del residence per studenti stranieri. Lì, era subito arrivata, nonostante le vacanze, l’aiutante delle funzionaria capa a compilare per lui non so che formulario ed a dargli sia una tessera mensa che i libri della scuola di cinese. Non era poi male neppure quel gesto, come prima accoglienza da parte di un’addetta dell’Ufficio. ...anche se in verità la ragazzotta, giovane funzionaria che avevo appena trombato, era così solerte perché aveva passato la notte di guardia nell’appartamento sopra a Rado per tramestii di tortura bianca. In pratica, l’aveva seguito, quando lui era uscito.

Lo stesso compagno di appartamento di Rado, sul quale, qui, non si soffermeremo particolarmente, abbiamo già dato alcuni cenni, era un “ragazzo” [un uomo in realtà, a mezza vita dantesca], che si era subito mostrato di grande cortesia almeno esteriore. E pure Rado, naturalmente, si era mostrato servizievole verso una persona che si mostrava servizievole e senza particolari controindicazioni per una tranquilla coabitazione. Lì c’erano due classi di cinese, due classi dello stesso livello, con in ognuna mescolati principianti e già esperti, più qualche espertissimo camuffato da studente ma lì per altri motivi. Il ragazzo africano, un assistente universitario d’ingegneria nel Burundi, era lì per una formazione post-laurea (laurea che aveva già da tempo) e dunque, quel primo anno, per essere dotato di una conoscenza del cinese ad essa funzionalizzata. Principiante totale, a parte il mese da lui già trascorso lì, avevano così il vantaggio di essere pure compagni di classe.

Lì, a Wuhan, inizio di tortura bianca a parte, tutto sembrava andare liscio e senza gente che creasse complicazioni e rivalità. Complicazioni e rivalità, certo sono cose della vita. Ma quando è politica di Stato o di pezzi di Stato a creale per categorie di stranieri, o pure solo a qualcuno, assumono un sapore differente. Infatti, quell’iniziale andare tutto liscio era solo apparenza. La tortura bianca, giudicata risolutiva in poche ore o giorni, non appena fallisca deve trasformarsi in tortura-linciaggio bianchi. Per cui, chi è “il potere” deve orientare tutti contro il torturato. Basta poco, quando la specie predominante è quella del pidocchio. Tu “potere” fai capire che uno è nel mirino, e che anzi proprio perché resiste voleva dire che era giusto averlo messo nel mirino, ed ecco che anche chi non era già nelle squadrette di tortura t’evita, a meno che non siano veri uomuni e donne. ...ma in tal caso, loro stessi rischierebbero [avrebbero il privilegio] d’essere messi nel mirino.

A Beibei, Rado non era proprio stato una buova vittima. A Wuhan c’era l’impossibilità strutturale di fare ciò che veniva fatto a Beibei, od almeno di farlo in quei termini. Non c’erano armadi a muro. Erano tutti tradizionali. Mancava il materiale per dedicarsi a giochetti di spostamenti ed inseguimenti. Inoltre le coabitazioni in appartamenti non facilitano l’assenza di testimoni si può creare quando la “vittima” di quelle tecniche di tortura-linciaggio occupi una stanza singola.

Eppure, anche a Wuhan, i maniaci del partito trovarono il modo d’organizzare subito la tortura bianca. E poi di svilupparla. Il programma demenziale non poteva interrompersi.


La tortura-linciaggio bianchi alla Whut di Wuchang, Wuhan

Le Cine hanno una struttura sociale e di potere mafiosa con canali differenti, paralleli, intersecantesi, che si sovrappongono e combinano in vario modo. Già prima che Rado arrivasse, ammesso dal funzionario rapporti internazionali (la cui caretteristica principale è, in Cina, di sapere l’inglese, non necessariamente la fedeltà o posizione di partito; un fedelissimo del partito sappia bene l’inglese può aspirare a posizioni più elevate di quella), la funzionaria di quel campus della Whut, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, di carattere apprensivo e codardo, già una fanatica delle Guardie Rosse della cosiddetta Rivoluzione Culturale, con studi successivi in Russia, aveva consultato i suoi canali di partito per vedere se con Rado ci fosse qualche problema. Le avevano subito detto che Rado era sulla lista nera degli indesiderabili, per cui dovevano continuare subito la tortura-linciaggio bianchi per obbligarlo a tornarsene da dove era venuto. Programma demolizione e distruzione.

Siccome non si sa mai se uno che ha fatto domanda poi arrivi davvero, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping s’era limitata a dire al guardiano, se Rado fosse davvero arrivato, di metterlo col burundese e di avvertirla. Aveva intanto parlato con l’aiutante che, se Rado fosse arrivato, c’era un problema. Per cui, che stesse pronta per un’operazione di demolizione e distruzione per obbligarlo ad andarsene e tornarsene in patria. Quello che l’aiutante mi aveva detto quando l’avevo trombata ed interrogata.

Arrivato Rado, la notte del 2 ottobre 2003, il guardiano telefonò a 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping telefonò alla giovane funzionaria, l’aiutante, che si doveva iniziare subito. Siccome era in realtà previsto arrivasse il giorno dopo, dato che si sapeva sarebbe arrivato tardi e dunque si immaginava avrebbe dormito altrove, si doveva comunque iniziare anche se senza grande preparazione. Dato che la palazzina era abitata, a parte l’ultimo piano dove c’erano due insegnanti occidentali d’inglese, di fatto da islamici e dato che il gruppo islamico maggiore era quello yemenita capeggiato da un giovane Imam ed uno sbirro, che abitavano proprio di fronte all’apartamento da cui doveva partire la tortura-linciaggio contro Rado, si dovevano avvisare l’Imam e lo sbrirro già allertati per la cosa, che si sarebbe partiti quella notte. Per cui, se fossero stati disturbati, che non si preoccupassero perché non era contro di loro ma contro un occidentale da liquidare.

Rado, col burundese, era al pian terreno. Di fronte a loro c’era un appartamento senza nessuno. Sopra loro non c’era nessuno. Sopra affianco c’erano l’Iman con lo sbrirro yemeniti. L’Imam era in posizione di supremazia. Infatti, quando, a fine anno o con l’anno nuovo, arriveranno le mogli coi figli, l’Imam resterà lì, mentre lo sbirro andrà ad abitare in altro appartamento all’interno del campus universitario. Sopra l’Iman e lo sbirro c’erano due siriani, un ragazzotto con aria da greco ed un altro con aria da occidentale appena suddico con un buon inglese (con [finta-]“ragazza” vietnamita: una fichetta caldissima ma che a lui non la dava, e da cui neppure si facceva toccare né limonava in alcun modo). Affianco, in pratica sopra l’appartamento sopra Rado ed il burunderse, c’era un siriano che s’atteggiava a capo. Solo dopo arriverà un altro siriano, forse l’unico con l’aria da ragazzotto normale e forse con sensazioni normali, pur intruppato nella mini-comunità dei quattro siriani lui incluso.

La giovane funzionaria, quando Rado era già dentro l’alloggio, e stava dando una prima messa in ordine alle sue cose, aveva chiamato, nonostante l’ora tarda, l’Iman con lo sbrirro, nella palazzina stranieri principale, dove c’era l’ufficio e dove c’erano, sopra, gli alloggi con camere singole e multiple di vietnamiti e yemeniti più un nigeriano cattolico. In modo confuso ed imbarazzato, aveva detto loro che li doveva mettere al corrente d’una cosa riservatissima, cui avevano loro già accennato. Che nulla trapelasse con nessuno: in pratica tutti sapranno tutto ma nessuno oserà dirlo a Rado. Disse loro, che Rado era un supercapo di qualche supergruppo terrorista o criminale o entrambi, o, forse, addirirttura o anche un Cardinale segreto in missione speciale per distruggere le Cine. Era sotto copertura tale che lo Stato cinese non poteva far nulla a livello ufficiale. Pur coperto, e con l’aria da intellettuale, era uno pericolosissimo. Allora, dovevano obbligarlo ad andarsene operando in modo indiretto, del tutto informale. Avevano ricevuto l’ordine di rendegli la vita impossibile. In pratica, avrebbero dovuto, in attesa d’altro e di meglio, rumoreggiare dall’appartamento affianco al loro sopra la testa di Rado. Sì che, lui, distrubato a quel modo, impazzisse e se ne andasse o se ne andasse anche senza impazzire, per la noia di quel loro trafficare. Certo, con lui si doveva negare tutto. Loro, i cinesi, avevano bisogno di quella preziosa collaborazione da parte dei loro “amici” stranieri. Il discorso fu poi ripetuto un po’ a tutti. Lo seppe pure il burundese. E naturalmente fu accennato loro alla strumentazione da guardonaggio-origlionaggio che sarebbe stata usata per l’operazione, strumentazione già arrivata e già a disposizione.

Mentre Rado stava preparandosi la stanza per dormire, arrivarono nella sua stanza, nonostante fosse ormai oltre mezzanotte, l’Iman con lo sbirro. Rientravano dal colloquio con la giovane funzionaria. Mentre loro andavano da Rado, la giovane funzionaria andava nell’appartamento sopra, silenziossima. L’Imam e lo sbirro furono di grande cortesia, con un saluto, che manterranno per lungo tempo, fino a quando il gioco non sara così scoperto che loro stessi avevano difficoltà a continuare a fingere, saluto che consisteva nel passarsi la mano sul cuore prima o dopo aver serrato con vigore la mano di Rado. Schifosi ed infami ipocriti!

Restano un po’ lì. Poi andarono a casa loro. Rado finì di riassetare le sue cose e si mise a dormire. Appena spense la luce e si mise sul letto, da sopra cominciò una forte battitura. Era la giovane funzionaria che obbediva agli ordini della funzionaria capa di qual campo della Whut, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. Rado si disse: “Ah, bene, ecco il solito!” Si fece una risata e si addormentò. ...Mentre al burundese scoppiava la testa cominciò a passare quelle fredde ed umide notti di tortura bianca sempre più insonne.

Il giorno dopo, veniva attribuito fisso, almeno per un periodo, alla tortura bianca da sopra, un islamico di area indiana, con un ottimo inglese ed anche con un ottimo cinese così da poter prendere gli ordini direttamente da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping con cui era in grande confidenza. Era stato fatto arrivare dal campus principale della Whut. Per giustificare la sua presenza lì, faceva finta di frequentare il corso di cinese. Non ne aveva proprio bisogno. Evitava del tutto di farsi vedere nell’edificio. Restava nella stanza. Usciva solo quando Rado era uscito ed era segnalato distante. E rientrava nelle stesse condizioni. Se aveva bisogno di qualcosa chiedeva agli altri islamici che erano la sua, per scelta dei cinesi, di 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, area di complicità e collaborazione per quell’operazione così importante di tortura-linciaggio bianchi. Era un ragazzo alto, con aria disgustosa. Aveva pure avvicinato Rado, a scuola, durante l’intervallo, era nell’altra classe, fingendo grande cordialità. Era incuriosito che Rado non si fosse lamentato dell’attacco da sopra. Ma lo aveva avvicinato anche per spirito sadico, comune tra i pidocchi da tortura, per cui il torturatore sente il bisogno d’essere accettato dal “torturato” [nelleintenzioni] anche quando a questo invisibile. Si sentiva più furbastro a quel modo. Fino a quando Rado, che sapeva tutto fin dall’inizio, evitò di vederlo anche gli fosse passato a due centimetri. Non lo vedeva. Come pidocchio non visto da un umano.

Il burundese era nel dispositivo di sicurezza [infamità, protezione, collaborazionismo] cinese tramite i siriani. Il “capo” dei siriani lo invitava a sbevazzare con lui, a vedere la Tv, a inutili lunghe notti di cazzeggi su nulla. Il siriano un po’ lo irrideva, un po’ lo blandiva. Il burundese era irretito e dunque succube del siriano e dei siriani perché il siriano era l’autorità, l’autorità che derivava da essere il siriani ed i siriani collaborazionisti attivi dei cinesi. Il burundese era passato, nel Burundi, barcamenandosi e sopravvivendo al prezzo di mille infamie, attraverso una lunga guerra etnica con relativi massacri... Ora si trovava lì per un lungo master, di anni. In Europa, se la sarebbe cavata in un anno. Moglie e due figli erano in Burundi. Mi dava l’impressione di uno stufo della famiglia e stufo della donne, ...gli fossero mai davvero piaciute, e con quell’opportunità di diventare forse professore quando rimpatriato. Non è importante qui... ...ah, l’autorità! L’autorità c’è sempre qualcuno che te la dà e qualcuno che riconosce l’autorità di chi te l’ha data e di te che l’hai avuta. Il burundese era “siriano”. Rado non riconosceva l’autorità di nessuno... Per fortuna sua. Risonoscere l’autorità di chi era stato contattato per fotterlo, per distruggerlo, ed aveva dato la sua piena collaborazione in nome dell’“amicizia” coi cinesi... Infatti, era ritenuto naturale, da cinesi, che Rado avrebbe fraternizzato coi siriani e dunque sarebbe passato loro il loro controllo e gestione. Nulla successe. Rado restò Rado. Non fraternizzò con nessun collaborazionista dei cinesi per fotterlo e liquidarlo. Normali rapporti fino a quando, di fronte a tale feccia, divenne lui stesso freddissimo con tutti i pidocchi. Disprezzo gelido ed irriducibile.

Il 5 ottobre 2003, alle 23:00, era capitata lì, dopo essere passata dai siriani, ed accompagnata ed origliata da quello con aria da greco basso, tarchiato e con naso lungo che metteva sempre nei fatti altrui, con la classica scusa dei biglietti che avanzavano, una professoressa od insegnante di inglese dell’università per invitare il ragazzo nero e Rado ad un concerto il 7 ottobre sera. Avevano detto di sì. Poi il burundese s’era tirato indietro.

Era andato solo Rado. Lei, una disgustosa della generazione della rivoluzione culturale, con figlio agitatissimo di un 10-12 anni al seguito, e con marito che doveva pur esserci, ...forse in qualche sgabuzzino di casa loro. Era stata assegnata a Rado, per diventargli amica, non in senso sessuale. Interrogatorio serrato all’andata, in taxi. Solito interrogatorio standard. Rado era un agente della rivoluzione, o di qualche servizio segreto, o un Cardinale segreto del Vaticano in missione specialissima. Ma non glielo avevano detto che era proprio il Sismi che aveva montato, all’origine, tutta la persecuzione sulla base di nulla, eppur di informazioni “sicurissime” della madre demente ossessa, che Rado fosse il capo di Bin Landen e pure delle mafie mondiali?! Ah, no, una regola dei militi delle milizie nazimaoiste, nelle Cine, è che viene loro accennato, alluso, loro non capiscono un cazzo e, comunque, dato che sono grandi miliziani furbastri cinesi, devono scoprire tutto. La disgustosa s’era esibita coi soliti discorsi. Domande, domande, e poi il solito: “Vorrei fare quello che fai tu... ...vorrei fare come te.” A Rado dovevano essere cadute nuovamente le palle. Lui non faceva nulla. Loro s’immaginavano tutto.

Al prezzo d’uno stipendo giornaliero d’operaio cinese ciascuno, in lire italiane erano 5'000 lire, Rado avevo offerto una lussuriosa bevanda a sé ed ai due, la disgustosa con figlio, in un posto vicino all’auditorium del concerto d’un gruppo musicale tedesco, con canzoni in inglese e tedesco. Stesso prezzo il taxi, all’andata e poi al ritorno. Gli avevano offerto il biglieto del concerto... Lui aveva speso sui 100 rmb. 5 giorni di stipendio operaio, nella RPC. 20-25'000 vecchie lire in Italia.

Già nel luogo dove avevano bevuto il lussurioso o succo di frutta o chissà cosa, la disgustosa s’era caratterizzata per altezzosità col personale di servizio. Appunto, nazimaoisti, già Guardie Rosse. Poi era arrivato il padre, che era il fornitore dei biglietti. Grande cortesia esteriore. Aria da vecchio professore o insegnante, tuttavia ben conservato. Lui dà a lei i biglietti. Lei dà a lui non so che aggeggio elettrico, forse un tosta qualcosa. Poi lui se ne va, con eroico scavalco di sedie, durante il concerto, di cui evidentemente non gliene fregava nulla, senza salutare. Può anche essere stata una cortesia per non disturbare Rado, non so se davvero assorto nelle solite musiche e canzoni moderne dal vivo.

Dopo quella serata, la disgustosa aveva iniziato a marcare stretto Rado, con cui divenire “amica” [non in senso sessuale]. Incluso con trovate originali, ma solo una volta perché poi Rado aveva “chiuso”, che col figlio era andata da loro a far la doccia con la scusa che la sua caldaia era rotta. Della serie, consuma l’elettricità degli sfruttatori imperialisti, che, altrimenti, lavarsi è, nella RPC, troppo caro perfino per gli accademici.

Rado, un po’ la era stata a guardare, pur ritraendosi, in quel suo volersi introfolare nella sua vita, per impedirgli una sua vita. Poi aveva chiuso. Non s’era più fatto trovare. Anche quelle storia dell’andare lì a farsi la doccia... Ed aveva detto al burundese, lui stesso un po’ stupito (“maccome, viene a farsi la doccia in una casa di uomini...!!!”) che a meno che non fosse andata a letto con lui burundese, lui Rado, non dava nessun autorizzazione perché venisse ulteriormente a farsi la doccia. Rado, di mentalità un po’ leguleia, in queste come in altre cose, gli aveva detto: “Se hai un’amante, anche occasionale, nessun problema si faccia pure la doccia dopo il sesso. ...ma che una venga qui a farsi la doccia... ...gliel’abbiamo fatta fare una volta...” Ecco gli accademici cinesi: luridi e ridotti a quel modo. In effetti, a Rado ed al burundese era poi arrivata un’autentica stangata per l’elettricità (l’acqua calda dipendeva dal boiler), stangata soprattutto per il burundese che ragionava in termini di borsa di studio in valuta cinese. Ad usare l’acqua calda per lavare e per lavarsi, le caldaie consumavano elettricità, evidentemente piuttosto costosa relativamente ai salari cinesi, anche accademici. Per cui Rado aveva detto al burundese di dire pure alla disgustosa che lui Rado non l’autorizzava più a venire lì a farsi la doccia. Oppure, se lei l’avesse chiesto a lui Rado, lui glielo avrebbe detto direttamente che era una cosa senza senso e che dunque non era proprio il caso.

Dopo qualche volta che la disgustosa era andata a menargliela su cose d’inglese, Rado, semplicemente, non s’era fatto più trovare. Era nella sua stanza, ma non apriva la porta. Della serie, non ci sono. E se anche si sono, non me ne frega nulla, non ci sono. Anche se vedi che ci sono, è proprio che non voglio aprirti. Vieni pure. Se in casa ci sono solo io, non ti apro. Se altri ti aprono, io comunque non apro la porta della mia stanza. Nessuna giustificazione. Io sono io. Io non ti cerco. Se tu mi cerchi, nessun problema, ma non ho tempo per te. Ecco, era finita così. Poi, un giorno, l’aveva incontrata. Lei aveva cercato di buttarla sul “ma ce l’hai con me... ...vorrei solo aiutarti...” Rado semplice e senza alcuna timidezza: “Non ce l’ho con nessuno. Non voglio aiuti. Non ho tempo né interesse per nessuno, o, comunque, non l’ho per te.” Della serie, volete divertirvi con torture-linciaggi bianchi e poi pretendete pure d’essere trattati da persone normali e di importunarmi con le vostre ulteriori demenze ed ossessioni?! ...Ma andate tutti farvi fottere, ed in primo luogo te che vieni solo solo per sfruttare e per spiare! Ineccepibile!

Dunque la tortura-linciaggio bianchi erano iniziati con l’appartamento di sopra “vuoto”. In realtà avevano fatto dire al burundese che vi abitava un’austriaca che insegnava inglese, una ragazza grossa e sorridente che abitava all’ultimo piano. Prima notte di battiture con la giovane funzionaria, che pur non ci si trovava molto a fare quelle cose, pur facendole perché il giovine nazimaoista del partito e di adeguata fede (sennò non sarebbe stata ammessa al contatto con stranieri) obbedisce comunque agli ordini, a tutti gli ordini. Le successive, con l’islamico d’area indiana. Dall’appartamento “con nessuno”. O anche con altri. La 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping faceva chiamare, ed i pidocchi islamici od altri facevano la loro puntata nella stanza e le loro battiture d’ordinanza, anche quando il servizio permanente fosse restato momentaneamente scoperto.

...Notte dell’arrivo di Rado con immediata sensibilizzazione dei responsabili della comunità yemenita, già previamente allertati. Il giorno dopo erano stati sensibilizzati, oltre agli altri yemeniti, i siriani e la comunità vietnamita, che alloggiava sopra gli uffici, non nella palazzina esperti stranieri. Una metà della comunità vietnamita era sotto la direzione del partito e d’uno sbirro della polizia segreta viet mandato sia come guardia del corpo della figlia d’un papavero vietnamita che come spia e capo della comunita vietnamita in loco, mentre un’altra metà era inerte nel senso che era lì per i fatti suoi e dunque senza un vero vincolo di partito o “miliziano”. Una metà poi parteciperà alla tortura-linciaggio di Rado, mentre una metà resterà non mobilitabile per quei luridi lavori.

La giovane funzionaria, quelle che m’ero trombato, dopo avere assistito all’arrivo di Rado ed all’inizio della tortura aveva dato segni di defezione. Nella RPC, nelle Cine, nessun nazimaoista si tira indietro. S’era così accorta che il tempo passava, che era venuto il momento di tornare ai suoi studi e di terminarli. Dovevano trovare un rimpiazzo adatto alle nuove necessità del lavoro d’assistenza della tortura-linciaggio. Un ragazzotto col mito dell’occidente e dell’Europa era stato subito selezionato. Se devi fottere e torturare un europeo trovi uno che crede di amarli: così ragionano i pidocchi dappertutto nel mondo. Già quando la giovane funzionaria accompagnò Rado alla polizia per il permesso di soggiorno, lui era già lì per un rapido apprendistato. Poco dopo la rimpiazzò. Lei sparì. Lui fu il nuovo link tra la funzionaria responsabile degli stranieri di quel campus della Whut, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, e gli studenti non parlavano cinese. Uno tra il viscido e l’appiccicoso che cominciò a venire le sere a parlare di non so cosa col burundese e poi anche con altri dell’edificio, come scusa per poi infilarsi nell’appartamento e nella stanza sopra Rado per cooperare anche lui alla tortura bianca. E per apprendere lui stesso i segreti di quel “grandioso” “lavoro”. Se proprio non c’era nessun altro, lui si dedicava a guardonaggi e battituture.

Oltre al nuovo assistente nazimaosta, quando, per una qualche ragione, l’appartamento sopra Rado, “disabitato”, fosse restato scoperto, veniva mandato qualcuno della comunità islamica dell’edificio, o i due yemeniti od i tre (solo dopo diverranno quattro) siriani. Entravano nell’appartamento e nella stanza sopra Rado. Facevano le loro battiture. Poi, uscivano e se ne ritornavano nelle loro stanze. L’ufficio, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, faceva comunicare loro in quali orari dovessero andare e per quanto. Loro andavano, battevano sopra la stanza di Rado il tempo loro ordinato, e poi se ne tornavano nella loro. Così i nazimaoisti consolidano l’amicizia e collaborazione tra i popoli ...di pidocchi.

Intanto era stata mobilitata ed organizzata la parte mobilitabile ed organizzabile della comunità vietnamita. Li sentirò io stesso fare discorsi come, “in fondo è uno solo...”, come dire che che lo avrebbero distrutto in quattro e quattr’otto, “loro” “tanti”. Se usciranno disfatti ed ancor più fuori di testa di quando s’erano avventurati nell’operazione tortura-linciaggio.

C’era solo il problema di come mandare una squadra viet sopra Rado. Non c’erano nuovi arrivi. Non c’era ragione di spostare nessuno da dove era alla palazzina “esperti” e dunque nell’appartamento con “nessuno”. L’islamico d’area indiana un po’ poteva esserci a fare il lavoro di tortura bianca, un po’ aveva i suoi studi per cui non poteva sempre fingere di fare lo studente di cinese nell’altra classe ma doveva ben andare nel campus principale, non proprio limitrofo, per i suoi studi. Del resto lui, ufficialmente, ed anche di fatto come sue cose, abitava nell’altro campus, nel campus principale. Era venuto sopra, nella stanza disabitata, solo per una rapida tortura e liquidazione di Rado. Anche gli altri islamici dell’edificio che s’erano prestati ad andare a battere nella stanza sopra Rado, poi vivevano in altri appartamenti dell’edificio ed in altre stanze. Non potevano assicurare la copertura continua. Potevano assicurare il distrurbo, che era disturbo di loro stessi, degli altri dell’edificio e del burundese, ma, appunto, non potevano passare le notti ed i giorni in battiture e ticchettii permanenti.

Ecco che, allora, la funzionaria responsabile degli stranieri di quel campus della Whut, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, che s’era fatta qualche pratica in attività delinquenziali quando era stata Guardia Rossa e torture e linciaggi erano il lavoro d’ogni Guardia Rossa avesse voluto far carriera, e lei l’aveva fatta (studi in Russia e poi impiegata a spiare ed arrassare studenti stranieri... .....che carriera! ...ma nelle Cine è così...), aveva trovato la soluzione. S’era fatta preparare dalla rete delinquenziale del partito e delle milizie parallele una bomba (una bombetta) al fosforo. L’aveva tirata nella stanza di uno yemenita e d’un vietnamita. Una stanza del primo piano, subito sopra gli uffici loro che erano al pian terreno. Il fosforo aveva subito bruciato tutto quello era nella stanza con danni apparenti alla stabilità dell’edificio. In realtà, avevano poi rimesso un po’ di cemento e ridato una verniciata. Ecco che, su quella base, avevano disposto l’evacuazione dell’edificio dagli studenti. Gli uffici erano restati lì. Una stanza degli uffici l’avevano puntellata, forse solo per figura e poi “riparata”. La stanza computer, che era sopra la stanza bruciata, aveva continuato ad essere aperta. In realtà, non v’erano grandi danni all’edificio. Una stanza aveva preso fuoco col suo contenuto istantaneamente bruciato. C’era un po’ di nero del fumo del brucio della stanza. L’inizio di incendio era stato subito spento.

Evacuato l’edificio, una parte degli studenti era stato mandata in una palazzina a pochi metri da lì, per altre categorie di stranieri, forse professori d’area asiatica. Una squadra era stata mandata sopra Rado ed il burundese. Due ragazze viet, ma di fatto v’erano sempre anche altri. Pure un cane. Immaginatevi nella RPC, dove tutto è controllatissimo. Due ragazze vengono mandate in due stanze di un appartamento. Una era la figlia di un papavero viet ed era sempre scortata, ma non quando abitava lì, dallo sbirro della polizia segreta vietnamita. Un’altra era una sul disgustoso con ragazzo ed il ragazzo veniva lasciato dormire con lei, od almeno nella sua stanza, che era quella sopra Rado, pur lui essendo in tutt’altra palazzina. Ed a quella assegnata alla tortura diretta, col ragazzo, di Rado, veniva pure permesso di tenere un cagnolino che s’era appena comprato. La stessa dichiarava d’essere malaticcia, ma non era vero, per cui non andava pressoché mai a scuola. Era lì per la scuola di cinese, prima di fare non so che altri studi, ma non andava quasi mai a scuola. Studiava per conto suo.

Misero pure un viet ed uno yemenita nell’appartamento affianco a quello di Rado e del burundese, al pian terreno. Poi, li cambiarono con altri. Il tutto in fuzione della tortura-linciaggio. I maos, nella persona, sarebbe meglio dire nelle pidocchia di 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, in quel campus, erano i padroni. Tutti gli altri le pedine. Chi non faceva la pedina, prima o poi se ne andava, oppure, se riusciva, teneva un profilo bassissimo e si fingeva scemo/a sì da non essere coinvolto nelle demenze ossesse dell’ambiente.

Messa, messe, sopra Rado, con l’apparecchio da guardonaggio, lo seguivano ovunque andasse e battevano, con schiamazzi e risate. Tortura e linciaggio standard. Già i primi giorni che erano lì, avevano tentano il colpo grosso, organizzato da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. Con la scusa di estendere la rete Internet anche alla stanze ancora non l’avevano, la stanza di Rado non l’aveva ancora (usava, quando cominciò ad usarla, la presa della stanza del burundese che non aveva il computer), forano i pavimenti. Nello specifico, forano anche il pavimento tra Rado e la stanza sovrastante. Proprio sotto al foro Rado aveva la scrivania della stanza con libri e computer portatile. Caso volle che proprio quella notte avesse spostato tutto lasciando così libero sull’asse del buco tra la sua stanza e quella sopra. La notte stessa in cui hanno forato il pavimento per far passare i cavi della rete Internet, nell’appartamento sopra vengono mandati a dormire anche due altri vietnamiti, con coperte e che dormono vestiti. Erano a protezione e sotto la copertura delle due ragazze assegnatarie ufficiali dell’alloggio. Nel cuore della notte, viene allagato l’appartamento di sopra (hanno tappato il lavello della cucina ed hanno aperto l’acqua), sì che l’acqua inizia a fluire attraverso il buco tra l’appartamento sopra e la stanza di Rado. Uno scroscio d’acqua da sopra a sotto. Solo il fatto che Rado avesse spostato scrivania, libri e computer, evita la distruzione del suo computer oltre che altri danni alle sue cose. Quando dall’appartamento di Rado, Rado s’accorge, e poi anche il burundese, che il loro appartamento si sta inondando da sopra, e l’acqua sta pure scendendo dalle scale, vanno a bussare sopra dove nessuno sente nulla. In realtà, sono dentro, ben svegli e vestiti, che stanno aspettando che sotto esploda il computer di Rado a seguito dell’acqua e di qualche corto circuito. La cosa va loro storta. Quando da sopra fanno finta d’essersi svegliati, la viet disgustosa, quella sopra Rado, va subito a controllare, nella centralina elettrica, se v’è stato un cortocircuito nell’appartamento di Rado e del burundese. Il piano era quello. La distruzione del computer che poi nessuno avrebbe ripagato. Avrebbero detto che era stato un incidente. Che non si sapeva bene chi fosse responsabile. Che non avevano i soldi. La polizia o la magistratura non esistono, nella RPC, per queste cose. Le università non hanno assicurazioni. Se qualcuno è responsabile o meno di qualcosa lo decide i partito. Certo, alla fine, sarebbe stata colpa di Rado che s’era fatto distruggere il computer e pure i suoi libri.

Avevamo intercettato le comunicazioni su quel piano “grandioso”. Ed avevamo avvisato Rado. “Gli distruggiamo il computer ed i libri. Non glieli ripaghiamo. Lui ha qualche crisi isterica ed ammazza qualcuno.” Questo era stato detto alla 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping che, senza dire ai pidocchi viet che il piano dei cinesi era che qualcuno di loro finisse sfasciato od ammazzato da Rado, aveva dato corso al piano. Nessuno di quelli che illegalmente aveva dormito in posto diverso dall’assegnato era stato punito, proprio perché tutto organizzato da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. Anche tenere un cagnolino in stanza è illegale nelle università della RPC. Ma la addetta alla tortura di Rado e che copriva proprio la stanza sopra lui poteva far tutto quel che voleva essendo coperta da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. Ben altri crimini, crimini di Stato e di partito, erano in corso. Infatti, la mattina dopo l’allagamento, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping era ben furiosa che avessero allagato per nulla, senza il minimo danno per Rado, acqua ed umidità supplementare a parte. Ma il posto era già umidissimo e la stanza di Rado la più umida dell’edificio, essendo la più in basso e l’unica, almeno da quel lato [ovviamente, ve ne doveva essere u’altra dal lato opposto di quel lungo caseggiato!], confinante con l’esterno.

Andato storto il colpo grosso, la tortura-linciaggio continuava. Quando le due messe sopra cominciarono ad uscire di testa per quel loro guardonaggio-origlionaggio con tortura-linciaggio senza che Rado ne uscisse di testo e neppure andasse a lametarsene, vennero rimpiazzati da altri che lavoravano a squadra. Delle due, una, la disgustosa con ragazzo al seguito e cane, quella sopra la stanza di Rado, era davvero uscita di testa. L’altra, la figlia del papavero viet, lì con guardia del corpo, s’era innamorata di Rado dopo che lui, alla festa di compleanno di lei, di fronte a tutti, l’aveva baciata sul collo. Il tutto era stato immortalato da una foto che, poi, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping aveva usato con gli islamici, non presenti nel momento del fattaccio, per dire che Rado era un pervertito che seduceva ragazzette.

Dunque, fallito il colpaccio dell’allagamento, ed uscite di testa le due viet inizialmente assegnate alla tortura-linciaggio, i viet erano passati, erano stati fatti passare da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, al lavoro di squadra esterna in appartamento “disabitato”. Una andava a fare il lavoro. Poi veniva prelavata da qualcuno. Altri od altre la sostituivano. Io li e le vedevo. Rado li e le vedeva. Esasperati dalle non reazioni di Rado che se ne fotteva divertito, i cinesi, i viet, gli islamici dell’edificio, cominciarno a farsi le auto-provocazioni standard. Biciclette loro che si danneggiavano. Danni alla loro porte od ai loro appartamenti che venivano riportati come operati da chissacchi. Insomma, la colpa era di Rado che non si lamentava, non aveva crisi isteriche, non scoppiava. Per cui, come prassi corrente degli ossessi, gli ossessi stessi dovevano operare danneggiamenti, oppure semplicemente inventarseli, per dire che era lui, Rado, il delinquente, che li aveva attaccati.

Fu appena dopo Natale [2003], o attorno o dopo la fine dell’anno, che Rado, divertito che quel solito ossesso dei dementi nazimaoisti, oltre che interessato da quell’altra ossessione del nome cinese che uno deve assolutamente avere, si disse: “Perché non mi chiamo, tra questi delinquenti dementi ossessi, 法轮, fǎlún?!” Falun [法轮] è, nel buddismo, la ruota della legge. Null’altro. Ma, ormai, anche si fosse chiamato Mao... Rado, si scrisse quei due caratteri cinesi al computer. Mise il tutto su dischetto. Ed andò a farselo stampare. Si mise, poi, sulla porta ed alla finesta quei due caratteri 法轮, fǎlún. Nessuno ci fece davvero caso per giorni e giorni. Od anche se qualcuno ci fece caso, o non trovò nulla di sconveniente o se lo tenne per se. Senonché, un giorno passò di lì una demente, una della generazione della Rivoluzione Culturale, una già Guardia Rossa ossessa, ora in crisi di depressione post-parto. Appena vide quei due caratteri, ebbe un tracollo, una vera e propria crisi di nervi. Chiamò ossessa la sicurezza dell’università. Arrivò affannata 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping a rimuovere quei caretteri tremendi. Dissero che 法轮, fǎlún, voleva dire 法轮功, Fǎlún Gōng, Falun Gong, l’organizzazione non so se religiosa o semplicemente di tecniche yoga o simili che nella RPC è stata messa fuori legge come organizzazione criminale. Non era vero. 法轮, fǎlún, è法轮, fǎlún. 法轮功, Fǎlún Gōng, è 法轮功, Fǎlún Gōng. 法轮, fǎlún, c’è sui vocabolari della RPC, col significato da me sopra detto. 法轮功, Fǎlún Gōng, non c’è. Pretendere altrimenti, sarebbe come dire che comune vuol dire comunista, o fascina fascista, cremazione olocausto, prigione genocidio, o chissà cos’altro. Rado ci restò male. E così mise al posto di quel vuoto alla finestra, il profilo della propria mano tracciato con un pennarello. Arrivarono l’addetto sicurezza dell’università col funzionario rapporti internazionali, uno grassottelo tanto bravo nell’inglese quanto senza alcuna spina dorsale né nel bene né nel male. Dissero che la mano era proprio un simbolo dei 法轮功, Fǎlún Gōng. Chissà se Rado avesse messo un piede od una foto della Madonna... Non era comunque vero. Una mano è una mano. Non è vero che abbia, per i Falung Gong, a quel che ne so da estreno, alcun significato particolare. Chiesi pure a Rado e non ne sapeva nulla, nonostante fece delle ricerche dopo che dissero lui che la mano era una cosa orribile. Avesse mai messo la svastica, orientata in un senso o nell’altro, avrebbero puturo dire che certo era simbolo buddista, o esoterico, o religioso, ma era anche altro. No, no, aveva proprio messo, prima, un foglio formato A4 con 法轮, e, poi, un foglio formato A4 col profilo della propria mano.

Rado fu così “incriminato” dal partito come un Falun Gong. Era solo una scusa. Le Guardie Rosse “lavoravano” così. Già prima di essere al potere, i “comunisti”, pure i “nazionalisti”, lavoravavno così. In Cina, non s’accontentavano di sgozzare. Dovevano demolire prima o nel contempo. Se interessati al punto, si veda il pregevole, seppur del tutto censurato sul Mao agente inglés, Mao. The Unknown Story, by Jung Chang and Jon Halliday.

Del resto, Rado, già lo avevano “incriminato” con la tortura-linciaggio prima ancora che arrivasse. Non l’avessero accusato di essere un Falun Gong, lo avevano già comunque accusato di qualcos’altro, ...di cosa non lo sapevano neppure loro, e neppure i loro magnaccia. Il viscido assistente disse a Rado che i Falun Gong erano della gente cattiva, che aveva indotto taluni a darsi fuoco, dunque degli assassini. Rado non rispose. Si fosse messo a “difendere” i Falun Gong dalle calunnie maoiste avrebbe “dimostrato” ai loro occhi d’essere dei loro. Era un’organizzazione lì fuori legge. Rado non aveva, comunque, nulla a che fare con essa. Non intendeva discutere sul punto coi maos. Chiunque siano i Falun Gong, forse perseguitati perché troppo simili al Partito nazimoista, o forse perché troppo dissimili, Rado non ebbe mai alcun rapporto con loro, né alcune simpatia. Neppure nessuna particolare avversione, naturalmente. Credo che anche dopo quegli eventi, fino ad oggi, non abbia mai avuto modo di incrociare la sua strada con la loro. Io li ho poi visti a Taiwan, il giorno dopo il mio arrivo, quando andai all’università, ...se erano loro. Neppure io, pur trovandomeli lì, ...se erano loro, li ho mai avvicinati. Ma appunto, Rado avesse messo la Madonna lo avrebbero accusato d’essere chissà cosa... Quando i naziamosti sono solo alla ricerca di scuse perché hanno il colpevole ma non sanno ancora di cosa...

Intercettammo, dopo quella storia, quella montatura, dei Falun Gong, alcuni inservienti che riferendosi a Rado, dicevano: “Ecco, ora abbiamo capito perché lo stanno torturando-linciando dall’arrivo. “Il Partito sapeva che era un Falun Gong!” In realtà, nella RPC, nessuno crede che i Falun Gong fossero o siano dei criminali, e nessuno ce l’ha coi Falun Gong, a parte, appunto, fanatici del Partito che, per dovere di stipendio, devono credere alle menzogne e magari si convincono siano vere.

Intanto, le viet fisse erano state rimpiazzate da viet in turnazione tortura-linciaggio, sostituite dagli islamici dell’edificio, quando le viet dovevano rientrare nella palazzina d’origine a notte non troppo fonda sotto scorta di sicurezza viet che veniva a prelevarle.

Quando fecero scoppiare il caso, del tutto inventato, di Rado sospetto Falun Gong, trasferirono, per sua sicurezza, perché non fosse ideologicamente contaminato, il burundese nell’appartamento sopra. Non sopra-sopra Rado. Lo trasferirono sopra affianco, sopra a dove già era. E lo usarono come copertura ad una squadretta di nuovi islamici d’area indiana trasferiti, per la tortura linciaggio, dal campus principale della Whut. Erano due non sapevano il cinese, né lo volevano imparare. Lo scambio era semplice: “Ci torturate-linciate quello, un comunista-fascista-ebreo-cattolico-occidentale-etc-etc., e noi, in cambio, vi facciamo fare i vostri studi ed avere il vostro titolo anche se non sapete e non volete apprendere il cinese e potete studiare solo in inglese. I capi islamici del campus già sanno tutto, cooperano, vi coprono.

Il solito. I due nuovi islamici da tortura-linciaggio arrivati dal campus principale. Uno abitante formalmente sopra. Uno abitante formalmente affianco. Uno religiosissimo. L’altro no. Relazione gay trai i due che infraccionavano la tortura-linciaggio contro Rado sotto col toccarsi tra loro sul pavimento della stanza sopra svuotata di mobilia per poter meglio “lavorare” contro Rado. Strumento da guardonaggio-origlionaggio. Uso della stanza sopra assegnata ad uno. Un altro che affluiva sopra dall’appartamento affianco a quello Rado dove alloggia formalmente. Ad entrambi era stata mostrata, da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, la foto di Rado nel caso se lo fossero trovati tra i piedi od addosso. Altri che cooperavano, se necessario. Tutti gli islamici sapevano e sapevano che dovevavno cooperare coi due islamofinocchi-da-tortura, omi di fiducia di 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping lì e delle altre pervertite e perveriti ossessi del campus principale. Qualcuno, tra i siriani e gli yemeniti, aveva schifo e si faceva schifo. Ce lo disse, lo disse a Rado, cogli occhi e pure con la parola. Tuttavia non potevano contraddire il corso inevitabile delle cose. Li avrebbero subito dismessi e rimpatriati.

Il solito. Guardonaggio-origlionaggio. Pedinamento febbrile con toc-toc di Rado, o solo toc-toc se Rado era fermo e soprattutto se sembrava dormisse. Davvero il solito. Uno dei due islamici principali era pure, l’abbiamo ora detto, un fervente religioso. Andava ligio alle riunioni settimanali di preghiera dell’Imam. Un “bravo ragazzo”, “stimato” da tutti. Finita la preghiera, lavoro di tortura contro l’infedele. Un ragazzetto veramente a modo, tutto a puntino, ordinato, azzimato. ...Solo col vizietto del pidocchio torturatore ossesso.

...Eichmann, Papon, Bush padre che faceva il tiro a segno coi piloti giapponesi di aerei abbattuti mentre planavano col paracadute, secondini, soldati/e, impiegati/e, infermiere, insegnanti, professori e professoresse, etc: ecco il mondo dei pidocchi, indifferente a religioni, colori, credi, etnie... Un mondo di “bravi ragazzi e ragazze”, di “persone stimate”, di “dolci ragazzi e ragazze”, di “anziane così comprensive” di “anziani così saggi”...

Il trasferimento sopra del burundese come copertura della nuova squadretta subito organizzata era stata preceduto da una sceneggiata contro Rado. Dopo già una sceneggiatina preliminare negli uffici da parte del Commissario Politico e del funzionario rapporti internazionali, erano arrivati in forze dal campus principale altre funzionarie ed avevano detto a Rado che era, oltre ad un Falun Gong, ed un delinquente, un coglione che intanto non imparava nulla di cinese per cui doveva andarsene quando prima. Siccome, sapevano, o così credevano, che Rado sapesse perfettamente il cinese, ed usasse le università cinesi solo come copertura di non sapevano cosa, lo provocavano costantemente su quel punto. Inoltre, sapevano che gli ordini superiori erano che doveva esser indotto, obbligato, a rimpatriare. Dunque, gli dissero che doveva andarsene, andarsene volontariamente. Rado disse che, volontariamente, non se ne andava, che lì stava benissimo. Gli dissero allora che era un deinquente. Che avevano le prove di suoi crimini orrendi, che se li avesse confessati certo sarebbero state sciocchezze subito perdonate, me che, se non confessati, avrebbero potuto avere gravissime conseguenze. Rado non abboccò. Se ne restò tranquillo, mentre tutto il gruppetto d’una decina di pidocchi, assisteva alla sceneggiata della funzionaria arrivata dal campus principale. Parlava in modo ossesso e da fuori di testa, tradendo che lei si sentiva in torto per la sceneggiata stava facendo e che tuttavia non poteva non fare.

Dopo quel semi-pubbico, infruttuoso, “processo” a Rado, col burundese silente nell’altra stanza, il burundese fu trasferito sopra.

Intanto, 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping aveva informato tutti, a parte Rado, naturalmente, che “l’inchiesta continuava”. La filosofia dell’inchiesta era semplice: Rado disturbava la quiete dei luoghi. Siccome per torturare Rado dovevano fare chiasso ossessivo e disturbare gli altri, e per linciarlo pure, ecco che Rado disturbava. La viscida 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping chiese deposizioni un po’ a tutti. I siriani confermarono che Rado non s’era messo sotto la loro egemonia. Poi interrogò tutti i suoi compagni di classe yemeniti. Arrivava la 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping con l’Imam e lo sbrirro, li prelevava, li portava nell’ufficio, chiedeva loro deposizioni. ...ce lo raccontarono loro stessi... Tutti confermarono che Rado si faceva i fatti suoi, ma era cortese con tutti. Per la 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping era chiaro che, se Rado si faceva i fatti suoi, disturbava la fratellanza comunitaria. Siccome prelevavano gli yemeniti durante le leizoni di cinese, per interrogarli su Rado, ecco, quello era la prova che Rado disturbava le lezioni di cinese: era infatti colpa di Rado se dovevano prelevare i suoi compagni di classe a scuola per interrogarli. La 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping interrogò poi vietnamiti, almeno la metà che aveva partecipato alla tortura-linciaggio. Di altri che erano lì a loro spese per i fatti loro senza missioni di partito, taluni schifati sparirono. Saranno andati in migliori e meno demenzial-ossessive università che le cinesi. I vietnamiti confermarono che Rado se ne fregava delle loro torture-linciaggi e che anzi erano loro che si sentivano a disagio (infatti avevamo subito aumentato le radiazioni psicoprogrammate dedicate ai pidocchi dell’area) e capitavano loro strane cose. Andavano in bicicletta e la gomma scoppiava. Abitavano sopra o di fianco a Rado ed ecco che venivano colti da capogiri e svenimenti. Rado le baciava sul collo e restavano come ipnotizzate di godimento per minuti e poi piene di intensi desideri nei confronti di Rado. Qualcuna, caldissima, trombata da Rado, arrossì tutta durante le deposizioni: la 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping scrisse stizzita che Rado, con quel suo essere lì l’unico occidentale, e con quella sua testa raso-fallica, “turbava” la castità delle femmine del luogo. ...dicevamo degli “strani” accadimenti... Altri se la facevano addosso, nel senso che si risvegliavano nel letto immersi nel loro piscio e nella loro merda. La porta dell’appartamento sopra Rado, da cui praticavano la tortura contro Rado, la trovavano inspiegabilmente spesso aperta. La 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping ne concluse che, ecco, era certo che tutto dovesse essere colpa di Rado. E lo scrisse.

Il “fascisolo d’accusa”, compilato dalla 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, s’ispessiva.

Telefonarono financo alla precedente università, la Swcnu di Beibei, per chiedere se Rado fosse un Falun Gong. Eggià. I burocratici fingono sempre di credere alle loro balle. Dalla Swcnu dissero che avevano il sospetto, anzi la certezza, che Rado scopasse in giro con brave ragazzette cinesi, ma che tuttavia non sapevano se scopasse con criminali Falun Gong. Chiesero, poi, altre informazioni. Dalla Swcnu di Beibei, confermarono che anche lì Rado se ne era fregava della tortura-linciaggio bianchi e che, anzi, erano i miliziani ad esse finiti terrorizzati dalla sola presenza di Rado e sotto cura per le loro demenze aggravate dal loro infruttuoso lavoro di tortura-linciaggio bianchi. Ecco, dunque, la prova ulteriore che Rado era un vero terrorista e criminale. Una persona qualunque sarebbe subito crollata e sarebbe subito scappata dopo le prime ore od i primi giorni della tortura-linciaggio bianchi!

Ci fu pure la goccia che fece traboccare il vaso. Un giorno, Rado fu chiamato, a scuola, durante l’intervallo, da uno, un nigeriano, che, gentilezza sua, gli dette non so che corrispondenza arrivata nella palazzina principale per Rado. Rado uscì dalla classe. Presa la sua corrispondenza. Ringraziò. Rientrò in classe. In classe sua, come sempre, c’era una ragazzetta vietnamita dell’altra classe che durante l’intervallo veniva lì a fare quattro chiacchiere con suoi conoscenti. Doveva essere la figlia di qualche papavero viet, perché lo sbirro della polizia segreta viet aveva come compito di farle da guardia del corpo. Era infatti silenzioso in sua prossimità a sua protezione. Era un ragazzone piuttosto grosso, almeno il doppio di Rado. Rado se lo trovò sulla strada in quel suo rientro in classe. Non so perché, forse gli venne spontaneo, forse fu come un rituale del momento (se colpisci colpisci il più grosso), nel passargli affianco Rado gli dette uno spintone e poi, come nulla fosse successo, s’avviò tranquillo al suo posto e si mise a scrivere caratteri cinesi. Lo sbirro viet comincio ad ondeggiare, accompagnato dal boato di tutta la classe che aveva assistito alla scena. Fosse caduto, dato il peso, forse avrebbe sfondato il pavimento... Alla fine non cadde. Riuscì a stabilizzarsi. Il boato d’ansia dei presenti finì. E lo sbirrone viet s’avviò diritto-diritto in direzione di Rado seduto all’ultimo banco e, del tutto indifferente a quell’evento da lui provocato, assorto nelle sue cose. No, non lo sfasciò.Il viet non fasciò Rado. Si limitò a chiedergli cattivo: “Che problema c’è?!” Rado, alzò appena la testa, come distratto dalle sue cose, e rispose: “Nulla!” e si rimise a scrivere caratteri cinesi. Lo sbirro viet se ne andò.

La cosa fu naturalmente subito riferita alla 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping e da lei a tutti gli interssati. Presente al fatto fu l’insegnate anziana, la capa delle insegnanti di quei corsi di cinese, quella in più diretto contatto col Partito e, dunque, con 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping. La morale fu, dal punto di vista dei maos, che, se non aveva paura neppure di quello, Rado era uno che non aveva paura di nulla e di nessuno. Stesse informazioni avevano avuto dalla Swcnu: “attacca a freddo, indifferente al numero ed alla forza nostra, ed in genere non visto.” Per cui, Rado doveva essere espulso senz’aspettare oltre. Gli fecero fare dal funzionario rapporti internazionali una lettera formale che arrecava disturbo e che dunque doveva andarsene.

Rado se ne fregò. Continuò ad andare a lezione. Vennero a prelevarlo durante le lezioni e gli dissero che non poteva più andare a scuola. Quel giorno l’insegnante era un autentico fascista, anzi un autentico maoista, di quelli pieni di fede. Di mezza età, ma con la fede d’un bambino, d’un chierichetto istruito e convinto. Lo [l’insegnante] chiamarono fuori. Lui, l’insegnante, fece resistenza. Disse che non vedeva ragione di quell’interruzione improvvisa e che Rado era un ottimo studente e che non dava proprio noia a nessuno. Se avevano problemi, che aspettassero la fine delle lezioni. Alla fine lo convinsero che doveva lasciar loro prelevare Rado. Loro erano la funzionaria 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, il funzionario rapporti internazionali, il responsabile sicurezza di quel campus dell’università. Poi arrivò pure, quando Rado era già fuori dagli edifici, il Commissario Politico, cui scappò detto che l’Ambasciata a Pechino di Rado voleva lui se ne andasse dalla Cina e tornasse in patria. Anche altri avevano quest’informazione. Non sapevano bene perché facessero una così ossessiva tortura-linciaggio bianchi, a parte che lo facevano perché erano dementi ossessi, ma sapevano che era un piacere facevano all’Ambasciata dello Stato di Rado. Lo avevano già detto a Rado pure alla Swcnu di Beibei.

Giorni prima lo avevano inseguito all’uscita delle lezioni, lo avevano poi in pratica sequestrato fino all’arrivo della polizia che gli prese il permesso di soggiorno. Così, quel giorno di prelievo ed estromissione dalle lezioni di cinese, Rado andò alla polizia amministrativa chiedendo che dovesse fare visto che loro gli avevano preso il permesso di soggiorno. Loro dissero che doveva fare la conversione in visto turistico. Lui disse che loro gli avevano preso il permesso di soggiorno, per cui, se volevano revocarlo che lo revocassero loro. Lui non avrebbe chiesto nulla. Se credevano che lo arrestassero. Non gliene fotteva nulla.

Arrivò poi un capo della polizia, o sedicente tale, che parlò con Rado facendo l’amichevole. S’offrì d’offrirgli il pranzo, di trovargli una nuova scuola di cinese, di accompagnarlo all’aeroporto se avesse deciso d’andarsene. Tutte seceneggiate. Rado ebbe di nuovo la conferma, da costui, che la sua Ambasciata voleva se ne andasse dalla Cina e dalle Cine e rientrasse nel suo Stato di provenienza.

Rado rifiuto tutte le profferte d’amicizia del caporione della polizia. Rifiutò di firmare richieste di conversioni del visto. Lui aveva un visto di soggiorno per ragioni di studio. Loro il diritto revocarglielo. Non stava a lui fare richieste. Alla fine gli fu dato, senza che lui firmasse né pagasse alcunché, un visto turistico d’un mese. Rado non aveva intenzione di far del turismo, tanto meno nella RPC.

A quel punto, Rado andò da 高丽平 / Gāo Lì Píng / Gao Li Ping, che gli liquidò quanto a lui dovuto per quel suo lasciare in anticipo scuola ed alloggio. Concordò dunque il giorno di partenza. Alcuni giorni prima il giorno concordato, domenica 14 marzo 2004 mattina presto caricò tutte le sue cose su un taxi, aveva già distrutto il non trasportabile, ed andò all’aeroporto. Lasciò la Cina. Nell’appartamento affianco al suo avevano messo una postazione della polizia segreta in cooperazione con la sicurezza dell’università. Sopra continuavano ad esserci i due islamici assegnati al guardonaggio-oroglionaggio con tortura-linciaggio bianchi connessi. Se ne uscì e se andò appartemente non seguito, o non in modo visibile.

È a questo punto che entro in ballo io. Trovo anch’io il modo di andarmene, anche se abbiamo fatto in modo non risulti da nessuna parte, quando se ne andava Rado. E subentro a Rado. Io che, fino ad allora, avevo assistito a tutto sia a Beibei che a Wuhan, divengo lui e divengo dunque io direttamente l’oggetto del programma demenzial-ossessivo di tortura-linciaggio bianchi.

Mentre Rado se ne va non so dove, il 14 marzo 2004 io raggiungo Hong Kong. La notte dormo all’aeroporto. Il giorno dopo lascio i bagagli al deposito e vado in città allo pseudo consolato di Taiwan dove ottengo il visto per ragioni di studio. Il 15 sera sono a Kaohsiung. Da lì, raggiungo Tainan dove dormo un un alberghetto dove neppure chiedono il documento di identità. Il giorno dopo vado all’università di Tainan dove dico che vorrei iscrivermi per il trimestre successivo, da giugno in pratica, e chiedo che mi indichino un posto dove vivere nel frattempo. Me lo indicano, a pochi metri dall’università, con annessa tortura bianca che inizierà subito, il 16 marzo 2004.

Già al mio arrivo all’areoporto di Kaohsiung, il poliziotto al computer aveva visto che avevo un codice speciale e che dovevo essere subito preso in carico da un ufficio speciale per un programma speciale d’accoglienza ed accompagnamento del soggiorno. Tuttavia non sapevano dove avrei dormito la prima notte. Le altre, avevano la segnalazione dell’università di Tainan, oltre che dell’affittuario, che sono nel circuito della psicopolizia segreta da tortura-linciaggio bianchi.

Demenziale. Ma è così. Tali sono le prostituite Cine. Tale è il mondo. Se avete dubbi, chiedete al Sismi. All’ufficio incompetenti dementi ossessi.